Depositato il ricorso al TAR contro l’autorizzazione all’inceneritore Ternibiomassa. Nuovi fronti aperti: raccolta differenziata e impiantistica.

Depositato stamane il ricorso al Tar dell’Umbria dai nostri legali Avv. Maria di Paolo, Avv. Valeria Passeri e Avv. Simona Leonelli, contro l’Autorizzazione Integrata Ambientale all’inceneritore Ternibiomassa. Un ennesimo tentativo per fermare quello che sembra l’ineluttabile destino della Conca ternana: luogo da cui estrarre enormi profitti a scapito della salute dei cittadini e dell’ambiente. Aver autorizzato il secondo inceneritore, dopo quello di Acea, ha infatti mostrato chiaramente come Arpa e Asl in questi anni non abbiano lavorato per fornire elementi di valutazione rispettivamente sulla accertata contaminazione dell’aria l’una, e sullo stato di salute l’altra, responsabili ovviamente anche Regione e Comune che in modo pilatesco hanno atteso la fine del procedimento autorizzativo per richiedere uno studio epidemiologico. Studio, lo ripeteremo all’infinito, richiesto dall’Istituto Superiore di Sanità già nel 2012 quando inviò a Sindaco e Asl lo Studio SENTIERI.

Attenderemo quindi l’esito del ricorso. Nel frattempo però ci sembra di somma urgenza affrontare due questioni dirimenti in tema di rifiuti, per sottrarre materia a inceneritori e discariche.

Urge che ASM renda immediatamente pubblici i dati relativi alle quantità di riciclato effettivo ottenuto dalla raccolta differenziata, a distanza di più di anno dall’avvio del porta a porta. Sbandierare la cifra del 70% senza entrare nel dettaglio è un tipico stratagemma comunicativo, ma visto che come abbiamo ripetuto spesso durante la grande manifestazione del 25 marzo, i ternani “l’anello al naso se lo sono levato”, è bene che anche gli esperti dirigenti ASM provino a entrare nel terzo millennio e uscire dal solito paludoso pantano ternano. Vediamo se il sistema di raccolta porta a porta, pieno di secchioni vecchio stile e senza un piano di comunicazione efficace, ha portato gli effetti sperati; siamo curiosi di sapere se anche in questo caso sarà sempre colpa del comportamento individuale che i singoli mettono in campo.

Inoltre non è più rinviabile un progetto di trasformazione dell’impianto di trattamento dell’indifferenziato di ASM in un recupero di materia e fabbrica di materiali. Ad oggi infatti quell’impianto, come quello di Acea dentro la sua discarica di Orvieto, non è altro che un pessimo separatore di frazione umida sporca e frazione secca che nei fatti porta in discarica il 97% (su dati ISPRA 2015) del rifiuto in entrata. Ci si chiede poi come mai le discariche si stanno riempiendo. Colpa dei ritardi nell’avvio della raccolta differenziata ma certamente di Provincia e Regione che in questi anni hanno autorizzato (e rinnovato autorizzazioni a) questo impianto senza mai porre alcuna prescrizione migliorativa proprio in direzione di ulteriore recupero di materia dall’indifferenziato in modo da diminuire quantitativamente il conferimento in discarica, come indicato peraltro dal Piano Regionale dei Rifiuti del 2009. Ci sapranno rispondere i funzionari regionali competenti?

Comitato No Inceneritori

today sabato 3 giugno 2017