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Comunicato Stampa 27 Settembre 2014

Depositate in Regione le Osservazioni alla richiesta di TerniBiomassa (tozzi Holding) di bruciare rifiuti urbani


Il quadro ambientale della Conca che si sta definendo in queste ultime settimane non può essere sottostimato, deve necessariamente rappresentare un argine concreto alle volontà onnivore dei due impianti di incenerimento oggi presenti a Terni.

Sia ARIA srl (ACEA) che TerniBiomassa (Tozzi Holding) infatti hanno presentato richiesta in Regione per bruciare rifiuti urbani, chiaramente a conoscenza, prima dei cittadini e delle istituzioni, dell'arrivo del Decreto "Sblocca Italia" che prevede attraverso l'art. 35 una serie di misure che spingeranno definitivamente l'Italia verso Inceneritori e discariche, ancora di più e in modo più efficiente rispetto a quanto già oggi vediamo. Agli inceneritori che rientreranno nelle "rete Nazionale" infatti andranno garantite le quantità di rifiuti che gli permetteranno la potenza massima di combustione. Il tutto escludendo gli inceneritori dalla programmazione regionale o degli ambiti territoriali competenti, permettendo l'arrivo dei rifiuti da qualunque parte del paese e dimezzamento dei tempi autorizzativi.

A fronte di questo imminente disastro, e solo grazie al lavoro quotidiano dei cittadini e delle associazioni, la città viene a conoscenza della portata reale della contaminazione da diossine e pcb nei campioni di uova raccolti nella conca ed in particolare la collocazione geografica dei campioni con superamenti dei limiti di legge e di azione: oltre a Villa Valle, Borgo Rivo e quartieri limitrofi ricadenti nelle "aree a media e massima ricaduta delle polveri del polo di incenerimento di Maratta" come indicate da uno studio di ARPA del 2006.

Non solo quindi ci ritroviamo già l'inceneritore di ARIA srl in funzione bruciando pulper di cartiera, ma a breve un secondo inceneritore mangia rifiuti. Ci chiediamo se per le istituzioni locali, Asl e Arpa, esiste un limite a tutto questo, cioè se è normale pensare che in una città in cui è già rilevante l'impatto ambientale del siderurgico, si possa ritenere minimamente giustificabile la presenza di due inceneritori e qualora ce ne fosse richiesta anche ad altri impianti. Se ci ritroveremo con due forni da rifiuti la responsabilità sarà di coloro che negli ultimi venti anni hanno permesso, e anzi facilitato, che tutto questo accadesse.

Ovviamente l'11 ottobre sarà una manifestazione per dire basta all'incenerimento e alle sue nocività, denunciare l'ennesima operazione di mistificazione delle istituzioni che hanno dato la responsabilità delle diossine alla "bruciatura di buste", per iniziare il percorso popolare che si opporrà all'eventuale arrivo dei rifiuti "sblocca Italia".

Il 12 ottobre sapremo se TerniBiomassa avrà o meno accesso alla Valutazione di Impatto Ambientale o direttamente all'Autorizzazione Integrata Ambientale.


today sabato 27 settembre 2014
Comunicato Stampa 5 Settembre 2014

Rifiuti Sanitari e urbani per il secondo inceneritore della Conca. Terni continua ad essere individuata come la terra del bengodi per inceneritoristi di ogni risma.


TerniBiomassa, società ternana della holding ravennate Tozzi Spa (che ha acquisito nel 2013 l’ impianto ex Printer), ha infatti presentato in Regione ad agosto una richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale in cui comunica che brucerà appunto rifiuti ospedalieri, fanghi di depurazione, rifiuti urbani nella forma di CDR e altre tipologie. Comunica inoltre che dismetterà la tecnologia a pirolisi per passare unicamente alla combustione diretta dei rifiuti.


Terni continua quindi ad essere individuata come la terra del bengodi per inceneritoristi di ogni risma. Un territorio che grazie alle battaglie condotte da anni in città è riuscita almeno in parte a non far bruciare i rifiuti urbani all’inceneritore di ARIA srl/ACEA, si vede obbligata comunque a subire l’esposizione alle emissioni nocive di due inceneritori, a subirne insomma le ricadute negative, a maggior ragione quando questi nemmeno portano posti di lavoro; proprio in una fase così complicata per la città impegnata nella vertenza AST, ci vediamo costretti a rincorrere le continue mosse ora di ACEA ora di Tozzi Holding e tentare di ostacolarle per non ritrovarci di nuovo due impianti inutili e dannosi senza nemmeno alcuna strategicità per il futuro anche occupazionale della città.


Certo va detto anche che con lo Sblocca Italia gli inceneritori vengono posti al centro della gestione dei rifiuti, a cui il governo Renzi vuole affidare senza più vincoli regionali e con procedimenti autorizzativi dimezzati (art. 10 e art. 15) i rifiuti di tutta Italia in una Rete nazionale degli impianti: un efficientamento utile a garantire la certezza dei profitti alle grandi holding come Hera, Acea, A2A che con lo sviluppo della differenziata soprattutto al centro-nord vedono diminuire il volume di rifiuti da fagocitare. In questo contesto normativo sta sicuramente il senso dell’investimento di Tozzi Holding nell’inceneritore ex Printer, impianto che peraltro non riceverà alcun incentivo pubblico alla produzione di energia, che rappresenta in generale il vero affare per gli inceneritori.


Ora ci aspettiamo dal Comune che sia conseguente con tutte le promesse elettorali, soprattutto con quella secondo cui l’amministrazione si sarebbe opposta nelle sedi opportune ai nuovi processi autorizzativi. Il silenzio sulla vicenda delle diossine nelle uova è assai emblematica di un atteggiamento che non prelude a nulla di buono. Speriamo di avere torto.


Ad ogni modo martedì prossimo, durante l’assemblea convocata dal Comitato No Inceneritori, non solo verrà affrontato il tema delle diossine nelle uova prelevate a Borgo Rivo ma anche l’ulteriore esposizione a cui la città potrebbe tornare a fare i conti. Saranno presenti Italia Nostra, il comitato di Vascigliano, Medici per l’Ambiente per costruire insieme una piattaforma di proposte alla città sul tema della salute da contrapporre alle agenzie di tutela e protezione che non compiono, secondo il Comitato, appieno i loro doveri istituzionali.




today venerdì 5 settembre 2014
Comunicato Stampa 2 Luglio 2014

ARIA srl vuole bruciare i residui post trattamento dei rifiuti urbani. C'è già un pre-accordo con ASM? Terni tornerà ad essere l'inceneritore dell'Umbria


Nell'istanza di modifica dell'Autorizzazione Integrata Ambientale e di Valutazione di Impatto Ambientale infatti risultano una serie di codici cer tra cui quelli che più ci preoccupano sono appunto relativi alla frazione secca post trattamento meccanico e il residuo secco del digestato, cioè ciò che resta della biodigestione anaerobica dei rifiuti urbani.


Asm infatti si appresta a dare il via al contratto con ATI4 per la gestione dei rifiuti, in cui è appunto compresa la nuova impiantistica per trattare l'indifferenziato: dopo la separazione della parte organica, delle frazioni riciclabili, ciò che resta è appunto quella porzione di rifiuti che potrebbe andare a comporre il Combustibile Solido Secondario, CSS. E' evidente che se ACEA chiede di bruciare tali rifiuti si riferisca a quelli prodotti nella provincia di Terni o al massimo dell'intera regione, ma è altrettanto evidente che porre in essere una modifica dell'Autorizzazione Integrata Ambientale senza prima avere la certezza dell'approvvigionamento, al netto delle tempistiche utili alla realizzazione dell'impianto, sembrerebbe una operazione quantomai rischiosa. Appunto è quindi poco credibile che tale previsione non sia stata fatta partendo dalla certezza di avere a disposizione i rifiuti richiesti.


Inoltre c'è un aspetto davvero singolare in tutta la vicenda ARIA-ACEA e che rigurada l'attuale combustibile utilizzato, il pulper di cartiera. Questo rifiuto composto da un 30-40% di cellulosa e il restante da plastiche miste è già di per se un Combustibile solido secondario che riceve incentivi in quanto la parte biodegradabile, la cellulosa, è considerata biomassa (proprio così!) e quindi una fonte di energia rinnovabile. Eppure il procedimento per stabilire la percentuale di “biomassa” è davvero complesso, e forse sta creando qualche problema ad ACEA visto che richiede anche la frazione solida del digestato, interamente considerabile biomassa in quanto biodegradabile. Poiché però la richiesta parla del digestato originato dal trattamento dei rfiiuti urbani, ed essendo presente nel territorio l'impianto GREENASM a Nera Montoro che tratta appunto l'organico differenziato e uno nella discarica di Orvieto (di proprietà ACEA!) che tratta lo stabilizzato (l'organico sporco non differenziato), appare evidente che ASM forse debba delle spiegazioni.


Qui c'è qualcosa che non torna: ASM ha pubblicamente detto di non voler produrre CSS, il Consiglio Regionale con voto bipartisan ha votato a favore della produzione di CSS, il Comune di Terni fa il pesce in barile poiché la decisione se produrlo o meno spetta proprio all'ATI4 che nel Piano d'Ambito approvato nel 2012 prevede comunque l'opzione della produsione di CSS, ARIA srl di fatto vuole bruciare proprio quella frazione residua che lo potrebbe comporre. 


Il Comune di Terni, la nuova giunta, deve dotarsi di una delibera urgente che indirizzi ASM verso un impianto di riciclo del residuo secco. Le evidenze sullo stato di salute emerse dallo studio Sentieri, la storia industriale della città, la storia assai poco nobile dell'incenerimento a Terni sono elementi sufficienti affinchè non solo non vengano concessi di nuovo i rifiuti urbani, ma perchè non vengano più concesse autorizzazioni agli impianti esistenti. Bruciare rifiuti e non riciclarli equivale a bruciare molti possibili posti di lavoro, oltre che eliminare emissioni nocive e aggravare la già satura aria della Conca.


Intanto annunciano iniziative pe i prossimi consigli comunali.


today mercoledì 2 luglio 2014
Comunicato Stampa 13 Giugno 2014

LA BARUFFA SULL'INCENERITORE? VEDREMO IN CONSIGLIO COMUNALE COME SI COMPORTERANNO TUTTI I CONTRARI ALL’INCENERIMENTO


Il Consigliere Regionale De Sio, che opera un incredibile giro di parole per giustificare la sciagurata scelta votata in Consiglio Regionale da Pd e tutti i partiti del centro destra (lui compreso) in favore del CSS, dovrebbe spiegare perché da anni si fa megafono della volontà di ACEA.


Dai tempi della grottesca battaglia contro l’ipotesi ASM-Printer, in cui ebbero un ruolo centrale anche Cavicchioli e Paparelli dalla Provincia, quando divenne molto più importante far saltare l’operazione del Comune di Terni piuttosto che preoccuparsi di fermare la furia inceneritorista nella Conca Ternana; tant’è che dalla diatriba di allora infatti uscì vincitrice ACEA che con la sua società di allora TerniENA si aggiudicò il ruolo di impianto di incenerimento dei rifiuti urbani all’interno del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti. 


Oggi sempre lui, insieme ad altri, schiamazzano come al solito col solo intento di fare polemica politica senza mai indicare una soluzione alla chiusura degli impianti. Anzi in realtà l’unica indicazione chiara che da, e che garantisce vita per molti anni agli inceneritori, è la produzione e l’uso del CSS (combustibile ottenuto dal residuo secco dei rifiuti urbani) nel territorio regionale, adducendo come scusa il fatto che sia ACEA sia altri possono comunque acquistare il css sul mercato nazionale e bruciarlo comunque. 


Evidentemente la posizione più semplice e più subdola perché non prende in considerazione il fatto che in questo modo i rifiuti prodotti dagli umbri continuerebbero ad essere destinati alla produzione di energia e non già al riciclo. Quella del CSS rimane una soluzione che condizionerebbe in negativo gli obbiettivi di raccolta differenziata, l’impiantistica futura che ASM si appresta a costruire come previsto dal bando di gestione dei rifiuti vinto pochi mesi fa, e con essa la messa in moto di un processo industriale che anziché riciclare anche il residuo secco come in altri territori avviene, lo destinerà a incenerimento per almeno vent’anni.


Lanciamo già da ora l’appuntamento per il primo Consiglio Comunale del Di Girolamo bis, li vedremo come tutti quelli che si sono detti contrari all’incenerimento e per la chiusura degli impianti saranno o meno conseguenti. Non mancano già i soliti strilloni che oggi fanno presente come il nuovo Consiglio d’Amministrazione di ACEA sia tornato in mano al PD, dimenticando come fino al 4 giugno fosse espressione del Pdl e Udc, e che tale impostazione abbia di fatto condizionato le scelte fatte dall’opposizione durante la precedente consiglia tura.



today venerdì 13 giugno 2014
Comunicato Stampa 12 Giugno 2014

PER UN NUOVO PIANO REGIONALE DEI RIFIUTI PER L'UMBRIA


La Regione Umbria e la maggioranza politica trasversale creatasi attorno al tema rifiuti sta determinando nei fatti una chiusura autoritaria del dibattito democratico: da anni molti comitati, singoli cittadini e associazioni si battono per l'avvio di una gestione virtuosa dei rifiuti, lottando per la chiusura di impianti nocivi come inceneritori e discariche, presentando alternative gestionali e tecnologiche all'attuale schema previsto dal Piano Regionale dei Rifiuti del 2009. La risposta del governo locale è stata la riproposizione esatta delle contraddizioni e degli indirizzi programmatici contro cui ci si batte da anni, disattendendo quanto dettato dalla convezione europea di Aarhus del 1998 che prevede il coinvolgimento dei cittadini nelle attività decisionali su temi ambientali.

Questa assenza di discussione pubblica è inoltre determinata dal fatto che sia quest'anno che il prossimo le scadenze elettorali condizioneranno l'effettiva possibilità di un nuovo Piano, vista la volontà conservatrice dell'attuale maggioranza trasversale, 

Proprio la delibera che prevede la produzione e uso nel territorio regionale del CSS è la testimonianza di una ignavia politica e istituzionale, che non ha il coraggio di riaprire la discussione per il nuovo Piano e per costruire nuovi orizzonti strategici e gestionali, ma si accontenta subdolamente di “aggiornare” il piano scaduto nel 2013, senza affrontare con trasparenza l'opposizione dal basso delle tante realtà che sui rifiuti costruiscono mobilitazioni, saperi, conoscenza e partecipazione.


Noi ci battiamo perchè la truffa del CSS non passi anche in Giunta, come già in Consiglio malgrado la debole opposizione di pochi consiglieri (alcuni tra l'altro in parte possibilisti sulla sua produzione ma a condizione di mandarli fuori regione!), sancendo l'istituzionalizzazione della difesa dei poteri forti nella nostra regione, cementieri e inceneritoristi, e l’aprioristica negazione di altre soluzioni di riciclo delle frazioni residue a valle degli impianti di recupero che non solo esistono, ma producono e funzionano in molti territori non solo dell'Italia, senza generare nuovo combustibile e vincolando ancora una volta i rifiuti alla produzione di energia e non al riciclo come dovrebbero. E come le stesse direttive europee del resto indicano.

In questo modo, contro i reali interessi dei cittadini si favoriranno quegli amministratori pigri o distratti che non si impegnano davvero per la riduzione dei rifiuti, per estendere la raccolta differenziata di qualità e per la valorizzazione dei materiali recuperati; al contrario, verrà ulteriormente procrastinata la chiusura delle discariche con i connessi rischi per l’ambiente e la salute ed i cittadini non vedranno riconosciuto il diritto ad una tariffa puntuale che premi i comportamenti virtuosi e che faccia pagare solo i rifiuti che portiamo in discarica. 

Temiamo che questa impostazione del governo regionale possa provocare una “emergenza rifiuti controllata”, che come sappiamo dalle esperienze nazionali si trasforma sempre in un grande volano di profitti per inceneritori e discariche. Già oggi i dati ufficiali ci presentano un quadro pre-emergenziale per la discarica di Borgogiglione, al servizio di tutta la Provincia di Perugia, che nel giro dei prossimi 3 anni potrebbe essere riempita. Ma gli amministratori, regionali e locali, hanno altro da pensare e soprattutto non vogliono prendere impegni e responsabilità per l’immediato futuro.

Con la conferenza stampa di oggi rilanciamo un processo aperto alla partecipazione, di riscrittura dal basso di un nuovo piano regionale dei rifiuti che abbia al centro non solo le popolazioni esposte agli impianti nocivi, ma tutti i territori che lavorano per una programmazione del ciclo dei rifiuti incardinata sulla Riduzione, recupero, riuso e riciclo di tutte le frazioni prodotte e il diritto ad una tariffa puntuale che premi i comportamenti virtuosi e che faccia pagare solo i rifiuti che portiamo in discarica.

 

Ore 11, Sala della Partecipazione Regione Umbria, Piazza Italia


Osservatorio Borgo Giglione

Ass. "Un'altra Gubbio"

Coordinamento Regionale Rifiuti Zero

Comitato No Inceneritori Terni

ISDE Umbria

Movimento Difesa del Cittadino-MDC Perugia

Partecipano le Associazioni del Consumatori-Utenti aderenti al Consorzio CESAC


today giovedì 12 giugno 2014
Comunicato Stampa 24 Aprile 2014

NESSUNA AUTORIZZAZIONE VALIDA, NESSUN INCENTIVO


In Provincia non risulta depositata alcuna comunicazione di entrata in esercizio entro il 2012 dell’impianto ex Printer, ora Terni Biomassa srl della Tozzi Holding. Questo significa che l’impianto non ha ancora ricevuto da parte del GSE la qualificazione IAFR, Impianto Alimentato a Fonti Rinnovabili. Senza questa infatti non può accedere al sistema di incentivazione dei certificati verdi, il vero business delle così dette energie rinnovabili.


A questo punto, deduciamo dall’analisi della normativa nazionale vigente in materia di rinnovabili, che l’unica possibilità per Tozzi per ricevere gli incentivi potrebbe essere una sua “qualifica a progetto” che prevede l’entrata in esercizio nell’arco di tre anni. Ora Tozzi infatti sta facendo i lavori di revamping grazie ad una Comunicazione di inizio attività fatta il 18 maggio 2011 dall’allora Printer. Quindi il termine ultimo per la comunicazione di entrata in esercizio dell’impianto sarebbe il 18 maggio 2014, tra qualche settimana.


Non sarebbe altrimenti comprensibile un investimento su un impianto se da questo non giungessero i lauti profitti degli incentivi; il guadagno sarebbe originato solo dal conferimento dei rifiuti industriali per i quali l’impianto è stato autorizzato nel 2009 dalla Provincia: atto valido fino al 2019.


Inoltre i tempi molto stretti giustificherebbero la richiesta di Procedura Abilitativa Semplificata, PAS, chiesta da Tozzi al Comune di Terni nel mese di aprile. Ma noi riteniamo che tale impianto debba passare per una Conferenza di Servizi, in capo alla Provincia, per ottenere semmai una Autorizzazione Unica. Ma questa ha tempi ben più lunghi della PAS (che richiede anche qualche giorno). Inoltre pensiamo che debba essere svolta anche la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale che negli anni passati non è stata invece predisposta. 


Sappiamo che il Comune ha fatto delle opposizioni a tale richiesta di PAS richiedendo un parere alla Provincia la quale ci auguriamo vada in direzione della Autorizzazione Unica. Il comune nei fatti non poteva non porre eccezioni alla richiesta, visto che la normativa attualmente vigente prevede che per impianti di questo tipo debba essere appunto una conferenza di servizi a determinare la concessione di Autorizzazione. Pensiamo che non possa bastare la vecchia autorizzazione rilasciata nel 2005 dal comune né la presunta ordinari età delle opere di sostituzione di parti dell’impianto.


Il Comitato No Inceneritori depositerà una diffida al Comune di Terni martedì 29 e lancia già da ora una assemblea pubblica per il 3 maggio in una piazza pubblica.


today giovedì 24 aprile 2014
Comunicato Stampa 3 Aprile 2014

La ricca dote dell’inceneritore Printer passata alla Tozzi Holding. Se ne parla sabato 5 aprile alla Siviera


E’ il Comitato No Inceneritori ad organizzare una conferenza dal tono sarcastico “Le chiamano rinnovabili”, durante il quale verrà presentato ufficialmente un Rapporto sulla multinazionale di Ravenna Tozzi Holding e dei suoi investimenti nel campo della contestata green economy che vanno dal Madagascar, alla Puglia fino a Terni. 


Saranno infatti presenti una donna rappresentante dei movimenti contadini del paese africano in lotta contro le mega coltivazioni agro-energetiche di Tozzi, un attivista e blogger pugliese che racconterà della Puglia delle biomasse e della mega centrale di Sant’Agata, Giulia Franchi dell’associazione Re:Common che presenterà il Rapporto sul piano industriale di Tozzi.


“Un’occasione” dicono dal Comitato “ per svelare i reali meccanismi della green economy e delle così dette rinnovabili, per comprendere come anche dinamiche locali, come è stato l’acquisto da parte di Tozzi dell’inceneritore che fu della Printer, in realtà possono rientrare dentro una strategia speculativa non solo da Nord e Sud Italia, bensì del mondo intero” tanto da riuscire a mettere insieme Italia e Madagascar. Sicuramente il caso Puglia, da questo punto di vista, rappresenta un osservatorio incredibile, data la quantità di opere e progetti devastanti che negli ultimi dieci anni sono stati autorizzati.


Ci sarà spazio però anche per le questioni più ternane. Dal Comitato infatti non vogliono mollare la presa su una vicenda, che a loro dire, è rimasta ancora senza risposte in grado di spiegarne il merito: perché l’ARPA nel 2006 creò un Consorzio, il CTEA, insieme a Tecnocentro (proprietaria allora dell’impianto Printer) di Moriconi e altre due società non ternane che aveva come oggetto sociale “l’assunzione di commesse per le consorziate”, quindi la promozione delle aziende socie? Che senso poteva avere per ARPA creare una società con una impresa su cui in realtà aveva potere di controllo e verifica in tema di emissioni, e soprattutto potere di assenso o dissenso in sede di Conferenza di Servizi? E che senso ha commissionare a ISRIM, il cui amministratore era sempre Moriconi, le analisi sulle diossine? 


Insomma una giornata davvero piena di contenuti, in grado di tracciare un profilo ampio delle enormi capacità di investimento e speculazione che ha oggi un settore in piena espansione, corredato da un immaginario di sostenibilità, ma che molto spesso è davvero difficile da comprendere.


today giovedì 3 aprile 2014
Comunicato Stampa 26 Febbraio 2014

La mozione Pd-Psi per la produzione del CSS in Umbria è un affronto alle tante mobilitazioni sul tema dei rifuti. Zero dibattito, solo mantenimento degli interessi costituiti.


La fretta e la determinazione con cui Pd e PSI hanno spinto per l’adozione della normativa in materia di produzione di CSS lasciano troppi dubbi sulle reali motivazioni “ambientali” sventolate in aula. La convergenza compatta sul voto con Forza Italia, NCD e FdI infatti ha peraltro portato ad una sorta di larghe intese anche in Regione Umbria. Che gli interessi legati alla produzione e all’uso del CSS siano rappresentati in modo bipartisan non vi era dubbio, ma far finta che in questi anni non sia sviluppato un ampio e forte dibattito sul tema dei rifiuti in regione da parti di una molteplicità di soggetti, questo si, è un fatto ancora più grave.


Il tema del CSS combustibile infatti è stato ampiamente dibattuto e fatto oggetto di analisi approfondite, delibere, non solo da parte del Comitato, ma anche dal Coordinamento Regionale Rifiuti Zero e varie altre associazioni e partiti in molte città dell’Umbria. E’ stata chiusa d’imperio ogni discussione possibile e la “maggioranza trasversale” ha fatto perno su una presunta soluzione a minor impatto ambientale sostenuta da un settore dell’ambientalismo ufficiale da una parte, dall’altra dal diktat di Confindustria che si è espressa chiaramente sul tema; cementifici e centrali termoelettriche da 50 Mw termici (vedi l’inceneritore di Terni) potranno, adeguando autorizzazioni e impianti, usare il CSS.


Su questo aspetto infatti va fatta chiarezza. Non è assolutamente sostenibile economicamente l’ipotesi subdolamente ventilata dalla Regione secondo cui si produrrà CSS per venderlo fuori regione, poiché invece per i produttori ha molto più senso o utilizzarlo direttamente o venderlo in impianti prossimi con cui stipulare contratti di fornitura. L’altro aspetto, che discende ovviamente dal ragionamento più strettamente economico, è rappresentato dalla presunta temporaneità della soluzione: a fronte di accordi economici produttori e utilizzatori di CSS avranno tutto l’interesse a far si che questi abbiano una durata più lunga possibile e sui quali poter costruire strategie produttive.


Ma in sostanza cosa rappresenterà l’adozione di questa scelta? Poiché il CSS si ottiene dalla frazione secca non riciclabile di rifiuti urbani e industriali, lo scenario è nella migliore delle ipotesi una differenziata bloccata al 65%, così da avere un restante 35% da trattare per ottenere il combustibile solido secondario, mentre sappiamo che è possibile raggiungere quote di differenziazione fino all’ 80%, soprattutto in una regione come l’Umbria dove i centri urbani sono per la maggior parte medio piccoli, quindi facilmente raggiungibili da una adeguata strategia di raccolta porta a porta. Con questa mozione insomma potremo scordarci ogni ipotesi di strategia rifiuti zero, e proprio a tal proposito siamo curiosi di sapere cosa ne pensano i Comuni di Terni, Narni, Umbertide e altri che hanno adottato delibere in tale direzione; non vorremmo che fossero state solo delle belle bandierine da sventolare e non reali intenzioni. Da questi ci aspettiamo una levata di scudi poiché sarà anche con i loro rifiuti che si produrrà CSS.


In ultimo vorremmo sapere dalla ragione i costi dell’operazione. Adeguare più impianti alla produzione e allo stoccaggio di CSS ha costi molto alti, a cui aggiungiamo i costi della tariffa a fronte di un riciclato molto basso mentre continua a pesare l’indifferenziato. Con la scelta fatta ieri dalla maggioranza trasversale infatti non sarà possibile una tariffa puntuale che fa pagare solo l’indifferenziato prodotto, poiché questo rappresenterebbe una quota troppo alta: quota voluta dalla politica, non dai movimenti. 


Movimenti che si prepareranno per una mobilitazione nel mese di giugno durante la fase di aggiornamento del Piano Regionale dei Rifiuti con la normativa del CSS.


today mercoledì 26 febbraio 2014