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Comunicato Stampa 11 Marzo 2015

ASM chieda conto al GSE della verifica fatta, e alla Provincia della risposta data. Non a noi, che riportiamo semplicemente una notizia.


Apprendiamo dalla stampa la risposta di Green ASM rispetto al nostro precedente comunicato e il Comitato No Inceneritori ci tiene a precisare quella che è la sua posizione in merito. Quanto espresso nella nostra dichiarazione dei giorni passati era frutto di un documento prodotto dalla Provincia, l’ente preposto ad occuparsi di tale autorizzazioni, il quale dopo una sollecitazione da parte del GSE, ha elencato quali erano gli impianti sprovvisti dell’autorizzazione unica, iter necessario per accedere all’erogazione degli incentivi, rispetto a quanto riporta il D.Lgs. 387 del 2003. 

La verifica del GSE, come ricordavamo, era partita a seguito della nostra segnalazione relativa alla mancata procedura autorizzativa prevista dal d.lgs 387/03 per l'inceneritore di ARIA srl. Solo dal documento di risposta della Provincia, in seguito, abbiamo appreso che nelle medesime condizioni si trovano anche il biodigestore di GREENASM e l'impianto di biogas da discarica di SAO. Se dunque ASM ritiene che l'attuale stato autorizzativo sia sufficiente chieda conto al GSE della verifica fatta, e alla Provincia della risposta data. Non a noi, che riportiamo semplicemente una notizia.


Ci sembra quindi molto strumentale quanto affermato da ASM, che inserisce nel discorso, quasi fossero questioni da noi sollevate, argomentazioni altre relativamente alla tecnologia usata dall'impianto di biodigestione.

Le nostre valutazioni non sono entrate nel merito delle tecnologie dell’impianto, ma si sono limitate agli aspetti autorizzativi. Se la volontà fosse stata quella di criticare o affrontare la tematica tecnologica avremmo sicuramente citato il position paper di ISDE circa il trattamento della frazione organica dei rifiuti (FORSU). Il documento sottolinea come l'attuale politica degli incentivi stia determinando una distorsione delle priorità di trattamento della FORSU, favorendo impropriamente il recupero di energia (incenerimento e produzione di energia elettrica attraverso la combustione di biogas) a danno del recupero di materia, con incremento del rischio ambientale e sanitario per i territori limitrofi. ISDE Italia auspica infine che tali incentivazioni vengano eliminate, in quanto la maturità tecnologia raggiunta dalle fonti di energia veramente rinnovabile in quanto prive di emissioni (eolico, fotovoltaico e idroelettrico) le porta ad essere già da oggi fonti di prima opzione per la produzione energetica. 

Detto questo rimaniamo fermamente convinti che sia necessario da parte delle autorità competenti una verifica di quanto sostiene sia il GSE , quanto la provincia rispetto a questa vicenda.


today mercoledì 11 marzo 2015
Comunicato Stampa 28 Febbraio 2015

L’inceneritore ARIA srl e altri due impianti in funzione ma senza autorizzazione valida per le fonti rinnovabili e gli incentivi. Chiediamo l’immediata sospensione dell’esercizio.


L’inceneritore ARIA srl, il biodigestore GREENASM e l’atro di SAO Acea di biogas da discarica, non hanno mai fatto richiesta del procedimento di Autorizzazione Unica prevista dal decreto 387 del 2003. Cosa significa? I tre impianti sono considerati “alimentati a fonti rinnovabili”, e quindi godono dei famosi incentivi pubblici per l’energia prodotta, ma senza alcun titolo autorizzativo. Stiamo verificando se questo configuri una qualche violazione, intanto diffidiamo il Comune e la Provincia alla immediata sospensione delle attività, in attesa che il GSE, Provincia ed enti competenti facciano le loro verifiche.


Tutto nasce dalle Osservazioni prodotte dal Comitato No Inceneritori e depositate in Regione qualche mese fa per opporsi alla richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale fatta inoltrata da ARIA srl (Acea), in cui chiede di poter bruciare i rifiuti urbani (anche da fuori regione) cogliendo l’occasione data del decreto Sblocca Italia. Tra le altre cose si opponeva proprio il fatto che un impianto che godesse della qualifica di “alimentato a fonti rinnovabili” non avesse appunto l’”Autorizzazione Unica” necessaria, quindi di non avere diritto ai milioni di euro di incentivi, inviando copia delle Osservazioni anche GSE. Quest’ultimo, cioè l’ente pubblico che si occupa proprio di concedere o meno la qualifica di impianto a fonti rinnovabili e soprattutto è quello che elargisce i lauti incentivi pubblici, ci comunica a fine gennaio che a seguito delle nostre osservazioni apre una “interlocuzione” con la Provincia per capire cosa succede. Come se non sapesse già della mancata autorizzazione. L’esito, scontato, è appunto che non solo l’inceneritore ARIA srl, ma anche il biodigestore di proprietà ASM e TerniEnergia a Nera Montoro dove finisce “il poco” umido differenziato a Terni e parte della provincia, nonché l’impianto di biogas estratto dalla discarica di Orvieto della SAO, non hanno i titoli per ricevere gli incentivi, che rappresentano il vero affare di questi impianti e che ne giustificano gli investimenti. 


Un fatto che lascia stupiti, che apre ovviamente a molte valutazioni sulle procedure e la trasparenza delle stesse, nonché interroga su come le imprese considerino il territorio della Conca. Quanti Comuni accetterebbero tali palesi gravi mancanze?


E’ chiaro che ora si scatenerà uno scaricabarile tra GSE, Provincia, imprese e altri soggetti interessati. Diamo ormai per scontato- con un po’ di ironia-che ovviamente il Sindaco di Terni fosse totalmente all’oscuro di tutto questo. Bene, aspettiamo immediato ordinanza di sospensione dell’attività dell’inceneritore ARIA srl, del biodigestore GREENASM, e che eventualmente lo stesso Comune verifichi la possibilità di avanzare obiezioni anche in sede giudiziaria. Noi ovviamente, tramite il nostro legale lo stiamo già mettendo in campo.

today sabato 28 febbraio 2015
Comunicato Stampa 11 Febbraio 2015

Poniamo un problema di qualità della decisione politica e amministrativa e non una disputa scientifica.


Non ci interessa una disputa sul maggiore o minore grado di scientificità, concetto che peraltro abbiamo messo in discussione noi stessi con l’Osservatorio Indipendente, ma il rifiuto continuato da parte di Comune e ASL a considerare lo Studio SENTIERI come elemento di riferimento nella decisione politica attorno al rapporto salute e ambiente. E’ infatti innegabile che il Sindaco, così come i vertici Asl, abbiano sempre utilizzato il Rapporto dell’Osservatorio per negare i risultati prodotti da Sentieri. Questo è rintracciabile in decine di articoli, comunicati e dichiarazioni pubbliche rese, ed è questo che ci fa pensare. Da qui ovviamente discendono anche gli atti amministrativi prodotti in questi anni. Anzi, alla base degli atti discussi e votati in consiglio comunale, come alla base della visione generale sullo stato di salute, è stato posto solo il Rapporto dell’Osservatorio escludendo a priori Sentieri; sarebbe stato utile invece un processo di lettura integrata dei due, magari in collaborazione.


Il danno dunque è stato un prodotto proprio di questo atteggiamento. Di un atteggiamento che non viene da ignoranza, ma da deliberata volontà di dotarsi di uno strumento, l’Osservatorio, ad uso e consumo della propria volontà politica, lasciandolo appunto su un piano divulgativo, descrittivo. Ci sembra quindi che la risposta del Sindaco sia sufficientemente scivolosa, e che si ostini a spostare il problema.


Inoltre ci permettiamo di evidenziare un dato: non è normale che una città su cui l’Istituto Superiore di Sanità effettua una indagine epidemiologica così importante, scientificamente validata, con conclusioni molto preoccupanti, e né ASL né Comune né Osservatorio abbiano organizzato dal 2012 nessun convegno pubblico per parlarne. C’è stata una evidente volontà politica.


Oggi dunque riteniamo che sia necessario far diventare materialità le evidenze contenute in Sentieri; il Sindaco di Terni e Presidente della Provincia deve secondo noi riconvocare entro tempi brevi la Conferenza di Servizi per la richiesta di Autorizzazione Integrata Ambientale di TerniBiomassa (ex Printer). Questa infatti è stata sospesa dalla Provincia senza nuovo appuntamento, e proprio il 9 febbraio doveva tenersi l’ultima riunione che avrebbe dovuto decidere se concedere o meno l’autorizzazione all’inceneritore. Oggi riteniamo che ASL e Comune abbiano tutti gli strumenti relativi ad un profilo di salute generale per poter dare parere negativo. 


Non vorremmo, poiché l’impresa ha tempo fino a luglio 2015 per ottenere l’Autorizzazione, che si stia puntando a scavallare le elezioni regionali, ostentando magari “immaginarie” opposizioni agli inceneritori. E’ ora invece che in una città già pesantemente esposta a emissioni industriali, si chiudano impianti inutili e dannosi.


today mercoledì 11 febbraio 2015
Comunicato Stampa 10 Febbraio 2015

L'unico studio validato scientificamente sulla cittá di Terni é SENTIERI. Diffidiamo il Comune ad utilizzare altre fonti non validate.

 

Il convegno organizzato dal comitato no inceneritori,con wwf,mercato brado e italia nostra,ha avuto al centro della discussione la presentazione dello studio SENTIERI da parte del dott. Paolo Ricci che ha fatto parte del gruppo di ricerca che lo ha realizzato. 


Molto utile per fornire un quadro concreto della nostra reale condizione é stata la comparazione dei dati relativi a quattro città: Brescia, Taranto, Mantova e appunto Terni. Ne esce senza dubbio un quadro preoccupante, certamente (e fortunatamente) non drammatico come quello di Taranto, ma al contempo troppo ricco di evidenze relative ad un numero eccessivo di tumori, che ci impone di mantenere alto il livello di attenzione. Non c'è nulla da sottovalutare, insomma: lo Studio Sentieri, al contrario, raccomanda di non farlo. E pensare che la politica locale lo ha liquidato come roba fatta male e basata su pochi dati, dati estratti, peraltro, da fonti quali RegistroTumori e Ospedalizzazione. Fonti che hanno permesso lo sviluppo di un metodo di indagine fondato su tre gambe: l’Incidenza, l’Ospedalizzazione e la Mortalità. Questa caratteristica ha portato ad esprimersi in merito la massima autorità mondiale medica, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), individuando la metodologia di ricerca di SENTIERI tra le migliori a livello mondiale. 


La cosa che ha poi lasciato la platea alquanto sorpresa, é stata scoprire che l'Istituto Superiore di Sanità ha verificato l'inesistenza di studi scientificamente validati, cioè non pubblicati su riviste scientifiche, da cui estrapolare informazioni utili. Quindi quello che per anni Comune, Provincia e Asl hanno citato a fondamento delle loro idee sullo stato di salute della Conca, il “Rapporto dell'Osservatorio Provinciale Salute e Ambiente” del Prof Briziarelli, altro non è che un esempio della così detta "letteratura grigia", cioè non validata scientificamente e dunque non fruibile dal punto di vista scientifico. Sostanzialmente inutile. Tale rapporto, in sostanza, non ha passato il processo di validazione per cui, all'atto della pubblicazione su una rivista scientifica, esperti esterni anonimi, chiamati referee (revisori), leggono la ricerca e inoltrano le osservazioni alla rivista che a sua volta le rigira all'autore, che ha l'obbligo di rispondere con le proprie motivazioni. Un processo lungo, quindi, che può durare mesi, alla fine del quale avviene la pubblicazione sulla rivista scientifica scelta, ovviamente se il lavoro è stato valutato come scientificamente rilevante. Così funziona in tutto il mondo, e questo rende fruibile a scienziati di tutto il pianeta una letteratura valida da usare per le proprie ricerche. Perché allora non viene pubblicato anche il Rapporto dell'Osserrvatorio se é vero che é fatto meglio di SENTIERI?


Dobbiamo dunque ritenere una strategia beffarda quella portata avanti dall'Osservatorio, Comune di Terni, Provincia e Asl? Quali decisioni in materia ambientale sono state prese sulla base di questo rapporto non validato? Quante conferenze di servizi sugli impianti di incenerimento hanno ricevuto parere positivo da Asl sulla base del Rapporto dell'Ossevatorio? Che magra figura fa anche l'università di Perugia che partecipa ad uno studio che poi però non vuole sottoporre al vaglio del mondo scientifico cui appartiene? Quanto ci é costato un Osservatorio che da più di dieci anni sforna "letteratura grigia" non utilizzabile in ambito scientifico?


Diffidiamo dunque la massima autorità in materia di salute pubblica, il Sindaco di Terni, e la Asl ad evitare fin da ora l'uso strumentale del Rapporto dell'Osservatorio e a fare invece riferimento unicamente alle indicazioni raccolte nello studio SENTIERI . Rilanciamo fin da ora l'urgente necessità di una prosecuzione dello studio e l'immediato inserimento delle evidenze contenute in esso nei pareri di Asl in occasione delle prossime Conferenze di Servizi per gli inceneritori di Acea e TerniBiomassa.


today martedì 10 febbraio 2015
Comunicato Stampa 1 Gennaio 2015

"Mafia Capitale"totalmente attuale l'inchiesta sull'appalto dell'inceneritore di ACEA, "L'inceneritore di ACEA: un affare bipartisan"


L'inchiesta Mafia Capitale fa emergere il ruolo centrale di Riccardo Mancini, che da amministratore delegato di EUR spa si aggiudicò nel 2011 l'appalto per il rewamping dell'inceneritore Terni ENA, oggi di ARIA srl. L'appalto arrivò, come raccontavamo nella nostra inchiesta L'inceneritore di ACEA: un affare bipartisan, senza indizione di gara pubblica a seguito della recessione del precedente contratto d'appalto con un'altra impresa di Napoli colpita nel mentre da interdittiva antimafia. 

Procedimento previsto dalla legge, ma su cui comunque sollevavamo una serie di obiezioni, oggi ancor più corroborate dai fatti giudiziari, poiché Mancini già nel 2012 era indagato per aver ricevuto una tangente da Finmeccanica per un appalto di autobus per ATAC, la municipalizzata dei trasporti del Comune di Roma. Emergeva già allora cioè, da quella che veniva chiamata dalla stampa la Parentopoli romana, l'uso spregiudicato delle municipalizzate del Comune di Roma per fini personali di personaggi come appunto Mancini, Panzironi e personaggi dell'eversione nera a loro legati.


Ponevamo inoltre il problema dell'intreccio evidente di interessi bipartisan, in cui comparivano personaggi dell'area delle coop rosse, come Giacomo Calzolari, presidente della società Terni scarl (che si aggiudicò appunto l'appalto), il quale venne indagato nel 2010 con altri dirigenti della coop CMB (uno dei colossi del settore edile) per dei lavori nel complesso ospedaliero di Ferrara. Inoltre spiegavamo come l terzo socio, la IGM di Siracusa, fosse finito sotto l'occhio della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti in quanto dal 1966 unico gestore della raccolta dei rifiuti a Siracusa. Insomma, una società consortile di gentiluomini, per essere eufemistici.


Potrebbe anche essere tutto legale, ma è certo che un appalto diretto ad una azienda privata di un Mancini contemporaneamente manager pubblico della EUR spa, che peraltro aveva già allora in questa veste costruito con Acea nel 2009 la società Marco Polo attiva nel settore rifiuti e la Eur Power in quello delle rinnovabili, non può non destare perplessità. 

Va aggiunto poi che chiedemmo tramite un legale ad ACEA la documentazione relativa alla gara d'appalto per conoscere quali fossero le altre imprese invitate a partecipare e quali le loro offerte. La municipalizzata ci ha risposto che non avevamo titoli per tale richiesta e che inoltre, malgrado la maggioranza del suo pacchetto azionario sia pubblico, essa agisce secondo diritto privato e quindi non è tenuta a concedere alcuna informazione. Sta di fatto che, quantomeno nei personaggi coinvolti, nelle dinamiche affaristiche e nel terreno di gioco delle municipalizzate, l'inchiesta Mafia Capitale pone un ulteriore fardello di sospetto sulla vicenda ternana; vicenda su cui, come sempre e in perfetto stile muro di gomma, l'amministrazione comunale non ha ovviamente preso posizione né posto in essere alcuna verifica, in fin dei conti ACEA è socia di ASM nel settore distribuzione.


today giovedì 1 gennaio 2015
Comunicato Stampa 29 Dicembre 2014

Indagini sull'appalto dell'inceneritore di Acea, gli incentivi mancati, lo Sblocca Italia e Asm


Mai come in questo ultimo periodo su Acea si accendono riflettori utili a comprendere la complessità degli interessi in gioco nel settore dei rifiuti, soprattutto nel caso di una delle quattro maggiori multiutility italiane.

In queste settimane abbiamo appreso da un trafiletto de L'Espresso infatti che ACEA non avrebbe né ricevuto, ma nemmeno chiesto, gli incentivi per la produzione di energia elettrica dalle così dette fonti rinnovabili di energia, che nel suo caso sarebbe il pulper di cartiera (composto al 70% di plastiche miste!), fatto che se confermato aprirebbe interrogativi giganteschi sulla reale volontà di ACEA in merito all'uso dell'inceneritore di Terni; il tutto secondo noi va letto ovviamente alla luce del decreto Sblocca Italia e della contestuale richiesta di bruciare rifiuti urbani presentata dall'azienda (con la consulenza dello Studio di Ingegneria Corradi, proprio quello candidato col Pd e nominato da poco ai vertici di ATC), decreto che si preparava nei fatti a partire dal censimento nazionale degli inceneritori voluta durante il governo Letta. Già da allora noi #nonstavamotranquilli.

Come è infatti sostenibile l'investimento di 25 milioni euro del recente rewamping senza i generosi incentivi pubblici chiamati certificati verdi per la produzione di energia? Non è certo il solo conferimento dei rifiuti industriali bruciati oggi nell'impianto a garantire un rientro certo dei denari, peraltro in parte pubblici, investiti. Ma tant'è.


Sempre dalla stampa, questa volta locale, apprendiamo che la magistratura ternana sta svolgendo in questi giorni accertamenti sulla vicenda dell'appalto per il rewamping dell'inceneritore che si aggiudicò l'ormai noto Riccardo Mancini, all'epoca dei fatti manager pubblico dell'EUR Spa, e ricco imprenditore del settore dei rifiuti e delle bonifiche, secondo dopo Caminati. Eppure quando uscì l'articolo di Repubblica.it proprio sul caso il 27 gennaio del 2013, rimbalzato poi da noi due giorni dopo con la presentazione della nostra inchiesta, il sindaco Di Girolamo non si degnò nemmeno di chiedere spiegazioni, o emettere una qualunque dichiarazione di perplessità o preoccupazione; il silenzio ignavo della politica, che non ha il coraggio di assumere alcuna posizione, lasciando ai magistrati il compito di svelare, condannare, comunicare, sempre a patto che questi non indaghino o si esprimano su di loro.

Insomma, oggi ci si accorge che forse Mafia Capitale è passata per Terni e guarda caso avrebbe messo le mani su uno degli affari più remunerativi e tipicamente infiltrato dal crimine organizzato, la monnezza. Bene, staremo a vedere.


Eppure riteniamo che sia necessario a questo punto porre un altro problema, e magari indicare agli inquirenti la strada dell'ASM sempre a Maratta, per capire in questi anni quali siano stati i rapporti con ACEA, già socia nel settore dei servizi, e se magari per Terni qualcuno dei personaggi del "Mondo di Mezzo" sia passato e abbia interloquito con la classe dirigente locale; sappiamo infatti che si fanno accertamenti anche sulla socia ternana di Buzzi, la Cosp Tecnosevices, che si è aggiudicata proprio con ASm l'appalto per 15 anni della accolta dei rifiuti nell'intera provincia ternana. Sappiamo poi come Acea non abbia disdegnato rimanere in società con l'AMA di Panzironi e con Cerroni (tutti e due agli arresti) nel consorzio COEMA che voleva l'inceneritore ad Albano Laziale, nel cui CdA sedeva anche l'illustrissimo Professor Cotana dell'Unipg. 

Insomma, la scena si riempie di incredibili personaggi, pluri inquisiti se non già pluricondannati, ai vertici di importanti società, a braccetto con altri personaggi di rilievo della vita pubblica, politica e amministrativa.


 Affrontare questo diventa urgente anche e soprattutto in vista della quotazione di ASM, la gallina dalle uova d'oro, e la probabile conquista di questa da parte proprio della romana ACEA. Forse se ne è discusso durante la festa con spogliarello negli studios di Papigno?


today lunedì 29 dicembre 2014
Comunicato Stampa 24 Novembre 2014

L'inceneritore Tozzi dovrà fare la Valutazione di Impatto Ambientale. Valide le nostre osservazioni sulla contaminazione della Conca


E' per noi una notizia importante, che non considerimao una vittoria ma sicuramente un passo avanti imprescindibile.


Si apre infatti per TerniBiomassa, l'ex inceneritore Printer, il procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale, così ha deciso la commissione regionale sulla base delle Osservazioni inviate dal Comitato No Inceneritori e altri e soprattutto dei pareri rilasciati da ARPA e dal Servizio Risosrse Idriche. In sostanza ritorna l'ormai vecchia questione mai risolta, diremmo noi vergognosamente, del fatto che gli inceneritori "dall’analisi della documentazione tecnica presentata e dai successivi accertamenti effettuati dallo scrivente Servizio è emerso che la zona in esame ricade nell’area a rischio idraulico molto elevato", ribadendo la pricolosità di tali impianti in caso appunto di esondazione del Nera.

Ma ancora più importante secondo noi è che ARPA abbia nei fatti dovuto attestare la validità dellele Osservazioni da noi fatte e che semplicemente prendevano spunto dai dati sullle analisi degli alimenti condotte dal Ministero della Salute e che ASL e Comune non hanno comunicato a tempo dovuto e su cui proprio nei giorni scorsi si è consumato l'ennesimo giallo. Analisi ricordiamo rese pubbliche da Italia Nostra e WWF e non dalle istituzioni deputate.


L'ARPA infatti oltre ad eccepire sul fatto che l'impresa non ha specificato quelle che potrebbero essere le conseguenze in termini di emissioni delle nuove tipologie di rifiuti, urbani e ospedalieri, non ha potuto ignorare il fatto che Tozzi/TerniBIomassa non ha fatto i conti con il livello ormai conclamato di contaminazione delle matrici alimentari proprio nelle aree sottovento, per cui come da tempo chiediamo sono necessari approfondiimenti epidemiologici e non vaghi pronuciamenti tipici del Sindaco di Girolamo e del direttore di Ausl2 Fratini. Recita così infatti uno dei punti eccepiti "non risulta valutato l’impatto prodotto dalla modifica/estensione in oggetto sullo stato di salute e benessere della popolazione (viene semplicemente richiamata la corretta gestione dei rifiuti), impatto che, peraltro, considerato il contesto critico in cui è localizzato l’impianto, dovrebbe essere esaminato non solo in termini di diffusione degli inquinanti in atmosfera e di bioaccumulo degli inquinanti su prodotti vegetali e/o animali per giungere alla stima del rischio, ma anche dal punto di vista epidemiologico"


Ovviamente consideriamo questo un punto di non ritorno, e lavoreremo affinchè anche la Valutazione di Impatto Ambientale dia parere negativo all'impianto. E' ora che sull'incenerimento a Terni si inzi a mettere la parola fine, così come all'atteggiamento ridicolo e drammatico di Comune e ASL sulla effettività condizione di contaminazione dalle emissioni degli inceneritori di Maratta.


today lunedì 24 novembre 2014
Comunicato Stampa 9 Ottobre 2014

Ore 15,30 piazzale ATC. Non sono benvenute bandiere di partito, sindacato e affini. Solo cittadini e cittadine.


MANIFESTAZIONE STOP DIOSSINE NELLA CONCA....MA ANCHE CONTRO LO “SBLOCCA ITALIA”/ BRUCIA ITALIA, IL SILENZIO COMPLICE DELLE AGENZIE DI PREVENZIONE E TUTELA, PER LA FRITTATA MORBIDA SENZA CONTAMINAZIONI...


Le grandi imprese multiutility del settore dei rifiuti hanno redatto per sé l’art.35 del decreto “Sblocca Italia”, il dato è così evidente che sottovalutarlo sarebbe un grave errore. A2A, IREN, HERA, ACEA hanno avuto la possibilità di garantirsi immensi profitti per molti anni a venire, sostituendosi alla politica e al Governo stesso, trovando evidentemente nel “rottamatore” il migliore interprete di questi interessi specifici. Nessun altro governo, di centro destra o centro sinistra, era mai riuscito nell’opera: sottrarre a livello nazionale il potere di pianificazione in materia di rifiuti alle Regioni e Ambiti territoriali, dimezzare i tempi autorizzativi per i nuovi inceneritori, eliminare i vincoli regionali in favore della libera circolazione dei rifiuti per tutto il paese, garantire agli inceneritori i massimi quantitativi di combustibile, proteggere gli impianti trasformandoli in “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale”. Solo gestioni commissariali hanno in passato creato tali sospensioni di democrazia, ora sarà invece sistemico, strutturale e addirittura appunto di “preminente interesse nazionale”. 


Questo complesso insieme di dispositivi di legge autoritari, qualora non venga modificato l’articolo 35 (ne dubitiamo), cadranno inevitabilmente su Terni, e già ACEA e Ternibiomassa/Tozzi Holding hanno di fatto prefigurato il quadro dell’immediato futuro, avendo chiesto appunto in questi mesi di bruciare rifiuti urbani e sanitari. Così, in barba alla retorica della sostenibilità tanto cara a molti del quadro politico locale, Terni tornerà al primato di due inceneritori (....una volta erano tre). Del resto come poteva essere il contrario? Senza offesa per nessuno, ma l’unica battaglia dotata di senso (per quanto complicata) è chiudere gli inceneritori, non inventarsi sfumature più “sostenibili” e ciò che sta accadendo ne è una riprova. La presenza di questi impianti infatti non permetterà mai che si sviluppi una economia del riciclo, e con essa che si possa pensare di creare “lavoro pulito” che possa far diventare Terni la capitale del riciclo e non dell’incenerimento, un settore che possa sostenere ipotesi altre e fronteggiare il progressivo logoramento del siderurgico come testimonia la drammatica contingenza di questi giorni. Ma il diktat delle grandi multiutility trova nel pubblico il suo miglior interprete, e la futura definitiva privatizzazione di ASM è parte di questo quadro generale, così come la produzione di CSS dai rifiuti e di biogas dall’umido fortemente voluti dalla Giunta Regionale. Ma non è tutto...


In questi mesi infatti scopriamo grazie a Italia Nostra e WWF (e non dalla AUSL come sarebbe dovuto) che, malgrado gli sforzi neanche troppo celati delle autorità locali di sottostimare strumentalmente l’impatto degli ultimi quindici anni di incenerimento, le esposizioni alle nocività emesse dagli impianti di Maratta hanno lasciato il segno proprio (e non solo) nelle zone considerate sottovento e a massima e media ricaduta delle polveri. Un intero castello di peripezie lessicali ammantate di scientificità e tecnicismo da campanile crollate sotto il peso di due leggere, domestiche e bianche uova di gallina...anche le buste di plastica bruciate dai contadini, date in un primo momento come causa della presenza di diossine e pcb, hanno lasciato il passo al silenzio stampa: come spiegare infatti la strana sovrapposizione tra diossine oltre il limite di legge con il cattivo comportamento di chi alleva galline solo, e guarda caso, nell’area prossima all’acciaieria e in quella a massima ricaduta delle polveri degli inceneritori? Suona davvero offensivo, oltremodo provocatorio, una arrogante sfacciataggine che lascia sgomenti. 


Eppure neanche questo sembra essere sufficiente a che Arpa, Asl, Regione e Comune assumano una definitiva posizione di contrarietà alle nuove autorizzazioni che verranno; del resto se per anni Comune e ARPA hanno costituito società con la Tecnofin ( società proprietaria dell’inceneritore ex Printer) favorendone non solo l’insediamento ma anche garantendogli fondi pubblici, capiamo bene l’imbarazzo a sedere su più tavoli, ora da controllore ora da socio del controllato. Ma la condizione ambientale della Conca richiede scelte chiare, prive di quella ambiguità tipica della governance moderna che concede territori ed esseri umani ai profitti senza nemmeno opporre il diritto alla salute come limite ultimo, spesso delegando al privato pezzi di potere e pianificazione: vedi il Piano Regionale dei rifiuti. Così due piccole uova di allevamenti domestici contaminate da diossine diventano il simbolo di questa miserevole politica economica territoriale.


A quanti, Sindaco, Arpa, Asl, stampa ci chiedono perché ci battiamo per la chiusura degli inceneritori opponendoci l’argomentazione (abbastanza scontata) che ad inquinare la Conca è l’acciaieria, rispondiamo: appunto, poiché sarebbe comunque già “sufficiente” il volume di polveri emesse da industria, traffico e riscaldamento domestico a saturare l’aria della città è stato normale, sensato, logico, autorizzare fino a tre inceneritori, oggi “solo” due? E’ normale che tra non molto potremmo ritrovarci due inceneritori bruciando rifiuti urbani provenienti da qualunque parte d’Italia, al massimo carico termico? E’ normale che a differenza delle altre città in cui insistono dei Siti di Interesse Nazionale da bonificare, a Terni nel 2013 l’Ausl non abbia comunicato gli esiti delle analisi sulle matrici alimentari? E’ normale che sia compito delle associazioni e dei cittadini sviscerare dati assai complessi e comunicarli nella loro interezza? E’ normale che i sindaci di Brescia, Anagni e Mantova siano degli idioti avendo disposto esposti in procura e nuove campagne di monitoraggio a seguito dei risultati delle analisi mentre a Terni un anno dopo si attendono ancora le carte? E’ normale che a Vascigliano, dove ancora sono in essere le conseguenza del rogo della Ecorecuperi e un processo ancora aperto, sia possibile aprire due speculative e inutili centrali a biomasse? E’ normale che lo studio SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità sia trattato dalle autorità locali come carta straccia solo perché racconta una realtà a loro non gradita e che per certi versi li smentisce? E’ normale che quando a mettere la lente di ingrandimento sulle condizioni ambientali della Conca siano soggetti nazionali come l’Istituto Superiore della Sanità per lo studio SENTIERI e il Ministero della Salute per questo ciclo di analisi, escano fuori evidenze sempre opposte a quello che Osservatorio provinciale, Arpa e Asl comunicano? 


Evidentemente no. La manifestazione di sabato dunque parlerà di tutto questo e sarà l’inizio dell’opposizione allo Sblocca Italia e alla sua valanga di monnezza, e sarà anche l’occasione per denunciare al governo lo stato di silente immobilismo delle istituzioni competenti in materia di prevenzione e controllo. Invitiamo ognuno a portare con sé una busta di plastica, a ricordare l’operazione di mistificazione sulle cause della contaminazione da diossine e che regaleremo al governo come anticipo sui futuri camion di rifiuti che arriveranno.

today giovedì 9 ottobre 2014