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Comunicato Stampa 30 Luglio 2015

L’inceneritore Ternibiomassa (ex Printer) non dovrà fare la Valutazione di Impatto Ambientale. A Terni è tutto possibile! Ma il Comune non aveva promesso pareri negativi?


La Regione Umbria, tramite i suoi uffici, ha valutato che la riaccensione definitiva del secondo inceneritore non dovrà passare nemmeno la Verifica di Impatto Ambientale. Cioè non sarà necessario verificare l’impatto di un secondo camino sulle matrici ambientali, soprattutto aria e suolo. Alla faccia delle note vicende sulla contaminazione degli alimenti che proprio un anno fa uscivano allo scoperto. Così ora all’inceneritore Terni Biomassa della Tozzi Holding di Ravenna non manca che la conclusione del procedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale di cui sarà competente la Provincia di Terni.


Quindi a breve potremmo vedere definitivamente in attività il secondo inceneritore anch’esso alimentato principalmente da pulper di cartiera, lo scarto del macero della carta composto essenzialmente da plastiche di vario tipo e da una percentuale variabile attorno al 30% di cellulosa. L’Arpa, che ad una prima istanza presentata sempre dalla Terni Biomassa (quella con cui chiedeva di poter bruciare rifiuti urbani e ospedalieri come previsto dal decreto Sblocca Italia dell’attuale governo)aveva addirittura, stupendo molti, posto un problema di salute pubblica e di necessarie indagini epidemiologiche, a questa tornata invece non sembra avere le stesse preoccupazioni. Come è possibile? Non c’è più il rischio sanitario e la necessità di indagini sullo stato di salute dei ternani? Eppure ora l’inceneritore dismetterà la pirolisi per funzionare invece come un tradizionale inceneritore, con il forno a combustione diretta.


Ovviamente, come da copione, la ASL tace. E’ tutto a posto, tutti stanno bene, ci viene da pensare.


Ora quindi ci aspettiamo che il Comune di Terni, come annunciato in pompa magna nel famoso Consiglio Comunale di gennaio sulla situazione ambientale della Conca, inizialmente aperto e poi all’ultimo chiuso agli interventi dei cittadini, dia parere negativo alla prossima Conferenza dei Serivizi che convocherà al Provincia per concludere l’iter di concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Autorizzazione di cui è attualmente sprovvisto l’impianto che grazie alla normativa assolutamente a favore degli inquinatori, gli ha permesso di funzionare con una autorizzazione del 2005 data all’allora Printer dal Comune di Terni.


Sarà un autunno di mobilitazione permanente. Non solo riparte il secondo inceneritore ma l’altro, quello di ARIA srl di Acea, sta per concludere l’iter dell’istanza di modifica del combustibile per poter bruciare rifiuti urbani provenienti dalla nostra regione e da qualunque parte d’Italia, grazie al decreto Sblocca Italia. I ternani e le ternane questa volta non lasceranno passare.


today giovedì 30 luglio 2015
Comunicato Stampa 6 Luglio 2015

Il decreto Sblocca Italia rappresenta la quasi perfetta messa a sistema degli interessi delle grandi multi utility che hanno rilevanti investimenti nel settore dei rifiuti. Inoltre, il processo di centralizzazione della decisione, lascia i territori con pochi margini decisionali, Regioni a parte, che proprio nella conferenza stato-regioni indicano le capacità di trattamento degli impianti presenti (o da realizzare) nel proprio territorio.


Cosa possono fare il Comune di Terni e la Regione che peraltro sono governati dallo stesso partito di maggioranza dell’attuale governo? Fare pressione politica sul Ministero affinchè elimini l’Umbria, e Terni, dall’elenco degli impianti individuati e impugnare il decreto. Del resto gli assessori regionali Paparelli e Cecchini hanno parlato chiaramente: nessun rifiuto bruciato in Umbria, significa immaginiamo “zero”, e che cioè non si andranno a trattare le quantità, imponendoci semplicemente meno migliaia di tonnellate di rifiuti anziché quelle previste nella bozza.


I motivi di opposizione ci sono e sono validi: la critica e già compromessa situazione ambientale e dello stato di salute della Conca Ternana. 


A questa evidenza consegue un’altra vicenda collegata allo Sblocca Italia: il Comune di Terni darà parere negativo in tutte le Conferenze di Servizi relative ai procedimenti sia dell’inceneritore ARIA srl di ACEA, che della Terni Biomassa della Tozzi Holding (l’ex Printer). Bene, ora Sindaco e Assessore Giacchetti avranno l’occasione di dimostrare la loro capacità di mantenere gli impegni presi pubblicamente in Consiglio Comunale. Entrando proprio nello specifico dei due procedimenti ora in corso, il parere negativo del Comune potrebbe portare la Provincia (che ha in carico la delega all’AIA e che coordina la Conferenza dei Servizi) a non concedere l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla TerniBiomassa con la conseguente chiusura dell’impianto poichè non può esercire senza questa autorizzazione; di non far arrivare rifiuti urbani ad ARIA. Immaginiamo che il parere che verrà presentato sarà tanto contundente da condizionare nel senso appena descritto l’iter autorizzativo, altrimenti sarà stato un bluff.


Il Comitato No Inceneritori tramite il suo legale ha stamane inoltrato al Presidente delle Provincia, formale richiesta di partecipazione alla Conferenza di Servizi del 18 agosto in qualità di uditori. Sebbene la normativa non lo preveda, riteniamo che data la complessità della vicenda, il livello di partecipazione cittadina che in questi anni si è prodotta attraverso la mobilitazione e le iniziative del NO INC, sia necessario che il passaggio cruciale del 18 sia reso pubblico.


Lanciamo già da ora una assemblea pubblica martedì 11 agosto alle 21 e il presidio il 18 mattina sotto la Provincia. Iniziamo ad agosto la mobilitazione che ci porterà a mettere in campo tutte le iniziative necessarie e possibili per bloccare l’arrivo dei rifiuti.

today lunedì 6 luglio 2015
Comunicato Stampa 9 Giungo 2015

L’INCENERITORE DI TERNI POTRA BRUCIARE FINO AL 2024?


Il 15 maggio scorso Acea S.p.A. ha pubblicato sul proprio sito il bilancio relativo ai primi tre mesi del 2015. All’interno, nel capitolo che riguarda l’inceneritore di Terni, si può leggere:”

…… per quanto concerne l’assetto autorizzativo dell’impianto di termovalorizzazione di Terni si evidenzia che, in relazione alle novità normative introdotte dal Decreto Legislativo n.46/14 in materia di rinnovi e riesame delle autorizzazioni integrate ambientali degli impianti esistenti, e tenuto conto del successivo chiarimento in materia del Ministero dell’Ambiente, la Provincia di Terni ha provveduto ad emanare un provvedimento di adeguamento di tali titoli autorizzativi, disponendo una proroga delle rispettive scadenze. Per l’impianto di Terni tale provvedimento ha determinato una proroga del vigente titolo autorizzativo AIA fino al mese di dicembre 2024.

L'ennesimo decreto legislativo che cambia le carte sul tavolo dell' iter autorizzativo sembrerebbe gettare ulteriori ombre sulla vicenda degli inceneritori in particolare e della raccolta dei rifiuti in generale. 

Ancora una volta siamo costretti, a porre i soliti quesiti alle solite cariche istituzionali pretendendo ora, non i soliti rimandi generici ma delle risposte chiare e puntuali che pongano fine ad ogni dubbio.

Visto che il nostro referente non potrà mai essere l'amministratore delegato di una qualsivoglia società per azioni, ma il Sindaco della nostra città nonchè al tempo stesso presidente della nostra provincia, è proprio al sindaco/presidente che chiediamo:

A cosa si riferisce ACEA quando parla di una Provincia che provvede all'"adeguamento di tali titoli autorizzativi, disponendo una proroga delle rispettive scadenze"?

Non significherà veramente che "per l’impianto di Terni tale provvedimento ha determinato una proroga del vigente titolo autorizzativo AIA fino al mese di dicembre 2024.”?

In parole povere non sarà mica possibile che lei sindaco/presidente ha autorizzato Acea a bruciare rifiuti per altri dieci anni senza neanche attendere la scadenza naturale del 2016?

 Se così fosse, se per l'ennesima volta cioè le dichiarazioni pubbliche dovessero discordare dal "segreto" degli atti pubblici, domandiamo questa volta a noi stessi ed alla cittadinanza tutta:

Può considerarsi trasparente una politica che lascia la comunicazione dei propri atti ad un amministratore delegato di una società per azioni? 

Quale garanzia di tutela ambientale e salute possiamo aspettarci da delle istituzioni che non perdono occasione per minare alla base la propria credibilità ? 

Come preporre gli interessi della collettività Ternana ai profitti delle aziende di ogni dove? 


today martedì 9 giugno 2015
Comunicato Stampa 4 Giugno 2015

Altra inchiesta per Cosp Tecnoservice, l’Umbria dentro con mani e piedi. Per Terni intanto nuove autorizzazioni e proroghe automatiche.


Abbiamo appreso degli arresti eccellenti che, partendo da Viterbo, hanno letteralmente investito anche Terni e l’Umbria. Gli arrestati infatti chiamano in causa due importantissime società umbre, la ternana Cosp Tecnoservice e la Gesenu, appunto socie consorziate nella Viterbo Ambiente scarl, a sua volta socia della Ecologia Viterbo, quella che gestisce l’impianto finito sotto sequestro. Nonché il presidente della Ternana, da sempre conosciuto per la sua collaborazione con il “Re della monnezza” Cerroni. Resta sconcertante come Terni continui ad essere coinvolta in vicende che hanno come epicentro Roma o personaggi, come Cerroni, che nel settore dei rifiuti della Capitale hanno agito per decenni sguazzando nell’illegalità e nella corruzione.


Le riflessioni sono due e molto semplici. La prima riguarda l’opportunità per ASM Terni e Comune di Terni, da un punto di vista etico, politico e anche economico, di continuare ad avere come socio Cosp Tecnoservice. Quello di Viterbo infatti non è il primo caso, anche a Messina infatti con il consorzio “Nebrodi Ambiente” la società in questione è finita sotto processo, con un ex assessore ternano, Sergio Filippi, al centro dell’inchiesta. Come fu anche per le indagini di Mafia Capitale e la decennale associazione tra Cosp Tecnoservice e la Coop 29 Giugno di Buzzi (con cui si aggiudicarono diversi appalti nel settore dei rifiuti, anche se Cosp non è indagata) ponemmo una questione di opportunità, chiedendo al Comune di Terni di esprimersi, non trincerandosi dietro il muro “di carta” del non coinvolgimento diretto della cooperativa nelle indagini. Il silenzio di tomba non ha certo tradito l’imbarazzo nel vedere andare a braccetto col numero due di Mafia Capitale una delle imprese cooperative “di area”, scelta peraltro senza gara come socia privata di ASM per l’appalto multimilionario della raccolta e gestione dei rifiuti dell’intera Provincia. Riteniamo che la sola gestione pubblica sia garanzia di una reale e virtuosa gestione e valorizzazione dei rifiuti, di controllo anche da parte dei cittadini dell'operato dell'azienda pubblica, senza privatizzazioni o allucinazioni "manageriali" per stare nel mercato, affianacandosi a soggetti privati. Ad oggi le migliori gestioni dei rifiuti e le più avanzate infatti sono in capo a società pubbliche al 100 per cento: Contarina, Ponte alle Alpi, due esempi formidabili.


La seconda riflessione invece è una costatazione sulla “normalità” di certe inchieste per un modello di gestione dei rifiuti che si regge su discariche e inceneritori. Perché? Perché fin quando i rifiuti verranno fatti “sparire”, interrati in discariche o bruciati in un inceneritore, e i profitti si genereranno da questo, i rifiuti non avranno alcun valore in quanto tali, ma saranno roba da far sparire insieme a chissà cos’altro. Solo con il recupero, riciclo e riuso i rifiuti avranno un valore in quanto materie da riusare, da recuperare nel miglior modo per averne la migliore filiera ottenibile. Pensate che nel momento in cui i soldi gireranno attorno a questo circuito virtuoso ci sarà qualcuno interessato a farli sparire?


Per Terni intanto si apre la partita dello Sblocca Italia e delle autorizzazioni all’inceneritore ARIA srl di ACEA. Da una parte un rinnovo in automatico dell’Autorizzazione Integrata Ambientale annunciata da ACEA nell’ultimo bilancio presentato, dall’altra l’incombere del bando di AMA (la municipalizzata romana dei rifiuti) per l’aggiudicazione del residuo secco da bruciare come previsto appunto dall’art.35 del decreto Sblocca Italia. Nuove inziative per l’estate saranno presentate nei prossimi giorni.


today giovedì 4 giugno 2015
Comunicato Stampa 14 Maggio 2015

Non sappiamo se questo è uno stile comune alla politica italiana, ma di certo lo è di quella ternana. E cioè approfittare di spazi pubblici di discussione per presentare, come fosse l’asso nella manica da calare“L’impegno del secolo”, ora del sindaco, ora del suo assessore. Lo abbiamo visto nel 2012 quando Di Girolamo disse pubblicamente che avrebbe eliminato l’incenerimento dal Piano d’Ambito, salvo poi aprire all’ipotesi del CSS e far finta che nel frattempo esistevano comunque due inceneritori, di cui allora solo uno in funzione. Il classico mezzuccio che presuppone dall’altra un popolo di beoti, capaci solo di intendere forme spettacolarizzate e sensazionalistiche della politica....se ne siete convinti ben venga, ma dovrete ammettere a voi stessi che c’è invece chi costruisce giorno per giorno saperi, controinformazione, inchiesta, relazioni e movimento e che voi a tutto questo non riuscite a rispondere.


Oggi avreste voluto replicare lo spettacolino con l’annuncio della vostra opposizione alla richiesta dei due impianti di bruciare i rifiuti urbani dello Sblocca Italia; forse sono talmente forti le tensioni al vostro interno che non avete avuto il coraggio di esporvi alla pressione popolare e dei movimenti che negli ultimi anni hanno avuto un protagonismo che Vi sconcerta, Vi preoccupa. E così avete preferito togliere la parola trincerandovi dietro regolamenti. Avete voluto imbavagliare, senza accorgervi che noi prendiamo parola dove e quando vogliamo, capaci di costruirci spazi davvero pubblici e liberi di partecipazione, di espressione, di mobilitazione. Noi siamo liberi, voi no.


Sta di fatto che i due impianti hanno comunque autorizzazioni valide e vigenti, e possono continuare a funzionare anche senza i rifiuti urbani dello Sblocca Italia. Quindi ciò che dovete o dovreste fare, ma tranquilli ci pensiamo noi, è opporre le stesse argomentazioni (quali peraltro?) che opporrete alle nuove richieste anche alle vecchie autorizzazioni e non solo aspettandone le scadenze, Acea nel 2016 e Tozzi in questi mesi, ma chiedendo la revisione delle autorizzazioni per il loro annullamento in quanto basate sulla TOTALE ASSENZA DI DATI RELATIVI ALLA CONTAMINAZIONE AMBIENATLE E ALL’IMPATTO SULLA SALUTE PUBBLICA, di cui siamo a conoscenza, ma solo grazie alla capacità di pressione e presenza costante e continua delle associazioni e dei comitati cittadini.


Voi per anni, e tuttora, avete fatto finta di non vedere, di non sapere; avete lasciato a esperti con la tessera di partito in tasca, lo stesso partito che li nomina, LA RISPOSTA CHE IN REALTÀ NON C’È, PERCHÉ NESSUNO L’HA MAI CERCATA. E’ evidente infatti che SOLO GRAZIE AL FATTO CHE LE ANALISI SUGLI ALIMENTI sono state fatte in un laboratorio di Ancona che oggi sappiamo del livello di contaminazione. Per anni infatti avete usato come paravento una “apparente legalità”che ha reso possibile che ARPA facesse fare i controlli ad ISRIM, in cui sedeva come socio privato Tecnocentro, proprietaria in quello stesso istante dell’inceneritore Printer, e cioè un controllato, con il quale, come se non bastasse, la stessa ARPA ha costituito una società consortile per fare non si sa bene cosa. Non vogliamo con questo dire che i risultati siano stati falsificati, figuriamoci, non è li la questione, semplicemente vogliamo ribadire che NON SI TROVA QUELLO CHE NON SI CERCA e sciuramente, quantomeno, si pone un enorme problema di Opportunità. Questi fatti, e altri che presenteremo in una nostra inchiesta, gridano vendetta, e non solo per l’esito sempre “normalizzato” delle analisi, ma perché alle spalle si muoveva come oggi un sistema di intrecci politica/privati/istituzioni che ha nei fatti, e questo è incontrovertibile, determinato che in questa città si arrivasse ad avere fino a tre inceneritori e che guarda caso, non vorremmo sembrare improvvisamente “si inc”, sia stato proprio quello pubblico ad essere smantellato lasciando al privato lo spazio di azione e ricatto che oggi ha, più gli ingenti profitti degli incentivi peraltro pubblici. 


Come spiegare altrimenti il motivo per cui ogni volta che ad analizzare il nostro territorio è un ente esterno alla governance locale, le evidenze sono SEMPRE,SEMPRE,SEMPRE, di segno opposto da quelle prodotte dalle istituzioni locali? Lo studio SENTIERI (di cui parleremo in un grande convegno il 7 febbraio), fatto dall’Istituto Superio di Sanità che ha posto evidenti criticità in materia di salute pubblica, bollato invece come “roba vecchia” dall’esimio epidemiologo ed esponente di Legambiente Briziarelli direttore dell’Osservatorio Provinciale, secondo cui l’incidenza di alcune tipologie di tumori sono da imputare al fumo, alla cattiva abitudine dei ternani di consumare troppa carne alla brace, e via dicendo. E come spiegare invece che nel momento in cui è il Ministero della Salute e l’istituto superiore di sanità a indagare sulla contaminazione delle matrici alimentari ecco apparire gravi evidenze, salvo rimanere chiuse in un cassetto per mesi...non dimentichiamolo. Evidenze ovviamente tuttora negate. Come è possibile tutto questo?


Vedete, a noi non è mai piaciuto il messaggio costruito sull’incitazione all’”allarme tumore”, poiché abbiamo notato che quando da qualcuno improvvidamente o in mala fede è stato fatto, questo è stato solo utile a voi che ci avete trovato tutto lo spazio per rispondere, come in un gioco di specchi, negando, negando, negando. Noi siamo convinti che esista una realtà della contaminazione che tre inceneritori hanno prodotto e continuano a produrre, che è semplicemente da disvelare. Ciò che esattamente con coraggio e determinazione hanno saputo fare ad esempio Italia Nostra e WWF denunciando che i risultati delle analisi sugli alimenti erano chiusi in un cassetto della regione. Sono serviti mesi affinchè questi potessero uscire ed essere analizzati, descritti, raccontati, contro una comunicazione pubblica che, nei giorni di ferragosto(vergogna!), parlava di sole 4 uova contaminate. 


Vedete, noi abbiamo inviato in regione, sia per la richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale di ACEA che di Tozzi, un report corredato dai dati, gli stessi in possesso della ASL, da cui emerge un quadro di contaminazione ben più complesso e articolato delle 4 uova contaminate. Osservazioni scritte in decine di pagine dal nostro legale che ha a disposizione anche il Comune, che siamo convinti abbiano condizionato anche lo stesso parere di ARPA che non a caso pone un problema di salute pubblica e di assenza di conoscenza in merito agli aspetti epidemiologici, a fronte del silenzio assordante della ASL. Come vi dicevamo prima, state tranquilli, ci pensiamo noi a costruire dal basso anche l’opposizione giuridica.


E’ evidente che oggi molti dei nodi stiano venendo al pettine, e questo poteva accadere solo se a muoversi fossero persone libere e disinteressate. E’ palese infatti la differenza tra coloro che maldestramente agitano temi ambientali, salvo poi trovare sempre o offrire lo spazio di mediazione a chi governa, per qualche voto o qualche nomina, o solo per abitudine, e chi invece non teme di affrontare nel merito poteri locali fortissimi. Noi non abbiamo avuto paura a raccontare le strane coincidenze nell’appalto dell’inceneritore, come non avremo paura a raccontare quanto è successo negli ultimi quindici anni a Terni tra ACEA e politica locale, dateci il tempo di stampare la nuova inchiesta. Come non abbiamo paura a dire che su alcuni soggetti coinvolti nella gestione dei rifiuti a Terni pesino gravi sospetti. Noi non abbiamo paura a dire che il silenzio vostro sulla vicenda Mafia Capitale è esattamente ciò che ci aspettavamo, proprio perché il ruolo di subalternità che vi siete dati rispetto agli interessi di potentati privati vi mette al riparo dal dover decidere, dal dover dire qualcosa, e lasciate che siano questi a organizzare e gestire le risorse del nostro territorio sulla base dei loro Piani di Investimento. Certamente in questi non c’è spazio PER CERCARE QUELLO CHE SI VUOLE TROVARE, non ci sono problemi di salute pubblica nè volontà di immaginare nuove strade di creazione di lavoro e sostenibilità: il riciclo, il riuso, le materie prime seconde, la ricerca applicata a queste, sono oggi settori in cui le potenze emergenti stanno costruendo interi distretti...voi invece lasciate che un territorio con la tradizione industriale come il nostro, e che vive una continua emorragia di drammatica fine del lavoro, dai rifiuti produca al massimo CSS da bruciare negli inceneritori. Proviamo vergogna per voi.


Voi avete voluto mettere il bavaglio al Comitato No Inceneritori e a tutti coloro che si battono in questa città da anni; avete raggiunto il limite massimo. Vi mancano improbabili denunce così da ridurre il tutto ad un problema di ordine pubblico. Ma non ve la diamo questa soddisfazione, perché il tempo e la partecipazione dei cittadini sono le nostre uniche risorse, la nostra unica forza. Noi non abbiamo businessplan da rispettare e a cui sottostare obbedienti, noi abbiamo pazienza. NOI NON ABBIAMO PAURA.


today giovedì 14 maggio 2015
Comunicato Stampa 13 Maggio 2015

Si rompe il muro di silenzio sullo stato di salute nella Conca. Per anni omissioni e negazionismo.


I contenuti dell’intervista di ieri sulla trasmissione “Restate Scomodi” di Radio 1 sono a nostro avviso un atto di accusa chiaro nei confronti della politica ternana e regionale, degli istituti di prevenzione e protezione dell’ambiente. Per anni l’attuale Sindaco, come i suoi predecessori, hanno negato evidenze che i cittadini esposti osservavano senza alcun bisogno di evidenze statistiche, utilizzando strumentalmente il Rapporto Salute e Ambiente dell’Osservatorio Provinciale del Prof. Briziarelli per negare addirittura le evidenze scientifiche dello Studio SENTIERI. Innumerevoli le testimonianze rinvenibili su stampa e internet. A ciascuno la responsabilità etica e politica del proprio operato.


Per anni chiunque abbia solo osato tentare di accendere i riflettori su una condizione di salute compromessa è stato accusato di allarmismo, terrorismo psicologico, ricevendo il solito ritornello rassicurante estrapolato dal Rapporto dell’Osservatorio. Ora invece sembra essere successo qualcosa, che rimette in campo quantomeno, sembrerebbe, i dati reali, le evidenze scientifiche, le evidenze esperienziali degli operatori della salute a più livelli. Riteniamo che questo sia il risultato di un lavoro corale condotto da anni, ma vogliamo che sia l’inizio di un processo di partecipazione degli esposti, i cittadini tutti, alle decisioni in materia di tutela dell’ambiente.


L’inizio dell’effetto a catena? Dalla pubblicazione dello Studio SENTIERI, che malgrado da parte dell’amministrazione comunale e provinciale, così come dell’ASL, l’ente competente in materia di salute pubblica, sia stato considerato meno di niente, si è aperto uno squarcio sulla condizione reale della Conca. Per arrivare a febbraio 2015 quando durante il convegno organizzato dal Comitato No Inceneritori il Dott. Paolo Ricci dell’equipe di ricerca di SENTIERI, ha raccontato dell’inesistenza di materiale scientificamente valido sul rapporto salute e ambiente svelando come il Rapporto dell’Osservatorio Provinciale non altro era che letteratura grigia, non utile ai fine di una ricerca scientifica. Ma cosa più importante ha obbligato il mondo politico e medico a ragionare solo su quanto le evidenze scientifiche mostrano: il +4% di mortalità in ambo i generi, fatto che chiama direttamente in causa l’esposizione agli inquinanti nel loro complesso e non solo i comportamenti individuali e l’esposizione professionale. Ma è stata solo la tenacia dei cittadini a far si che l’amministrazione fosse continuamente messa di fronte alla propria incapacità di dialettica con i cittadini, alla propria chiara volontà di negazione delle evidenze financo di quelle scientifiche.


Bene, vediamo ora se a catena anche il resto del mondo medico ternano si sentirà libero di dire ciò che pensa, di ottemperare a quel codice deontologico che fa di loro “sentinelle della salute” e non già ingranaggi di assetti di potere. Inizia una nuova fase?



today mercoledì 13 maggio 2015
Comunicato Stampa 20 Marzo 2015

Privatizzazione di ASM, Macroregioni e multi utility sotto la spinta del settore finanziario. ACEA e il suo piano industriale per il 2015.


Ne ha parlato il quotidiano La Repubblica il 2 febbraio scorso con queste parole,: “È il 2015 l’anno della svolta per Acea. Nell’arco di pochi mesi la multiutility per l’acqua e l’elettricità controllata al 51% da Roma Capitale cambierà completamente pelle. Mutando non solo l’assetto societario — con il Campidoglio pronto a scendere al 30% del capitale e a far entrare nella compagine azionaria una manciata di comuni fra Umbria e Toscana, tra cui Firenze e Siena, (...) oltre al fatto che tutte le amministrazioni interessate sono targate centrosinistra, le quote cedute dal Campidoglio resterebbero comunque pubbliche. Verrebbero infatti rilevate dagli altri comuni, che entrerebbero così nel capitale della holding romana in cambio delle azioni nelle varie società locali. Sarebbe cioè uno scambio carta contro carta”. Fa caso- fa notare il Comitato No Inc- come non venga di fatto nominato Caltagirone, il cui potere in Acea va ben oltre il suo 16%, come testimonia la storia recente delle nomine ai vertici dell’azienda, e che quindi avrà un ruolo centrale in questo processo.


Ovviamente tutto questo dovrebbe seguire una previa quotazione in borsa della nostra ASM. Vari decreti legge degli ultimi anni spingono verso la definitiva privatizzazione delle municipalizzate, ma questo non prevede che ai comuni sia davvero sottratta la libertà di scelta tra pubblicizzazione e privatizzazione, che nel nostro caso vedrebbe passare alla partecipazione dei privati anche l’intera rete elettrica. Una gallina dalle uova d’oro, povera ASM! La stessa smart grid, tanto pubblicizzata dal Presidente Ottone, è possibile e ha senso proprio nella misura in cui ad oggi è l’azienda pubblica a controllare e gestire la sua rete e in futuro ad efficientarla con evidenti vantaggi, e non certo per preparare e infiocchettare l’azienda per il mercato finanziario. 


Perché vendere? Non è necessario e non sono vietati gli appalti alle società in house, che anzi hanno ricevuto una serie di sentenze “di sostegno” sulle possibilità di aggiudicazione di appalti per servizi sia dalla giurisprudenza Italiana sia Comunitaria. Perché non passare a questo modello?


L’opposizione alla privatizzazione di ASM è per noi motivata semplicemente dalla necessaria sottrazione dei beni e servizi comuni dal meccanismo del mercato, cioè dalla valorizzazione economica e finanziaria di beni essenziali che al contrario vanno gestiti dal pubblico e garantiti in modo accessibile a tutti i cittadini. Rifiuti compresi, si intende. Nel momento in cui i beni e servizi comuni finiscono di essere regolati dal semplice rapporto duale fornitura/bolletta, ma subentra l’elemento finanziario, che come sappiamo determina solo la possibilità di produrre denaro dal denaro stesso separando i profitti dalla produzione materiale, ecco che inevitabilmente avremmo dato la stura ad un imperdonabile errore.


Inoltre, vale la pena quantomeno abbozzare un ragionamento che aiuta a comprendere cosa accade e in quale contesto: fondi di investimento, banche di intermediazione finanziaria e “pensatoi”, vedi Equita, Intermonte, fondo Equiter di Intesa SanPaolo, tutte attive nel settore finanziario, spingono proprio verso un futuro modello di governo del territorio in cui l’accorpamento delle diversi regione o di singole aree chiamato comunemente “Macroregioni” andrebbe secondo loro realizzato utilizzando come struttura di interconnessione proprio quella dalla presenza interregionale delle grandi multiutulity, come Acea, Hera, A2A, che negli anni hanno ricoperto territori ben oltre il loro di origine. Appunto come Acea, da Roma in tutto il Lazio fino in Toscana e Umbria (oltre alla Colombia da cui è uscita solo qualche anno fa!). Cioè, le nuove regioni e la loro integrazione non rifletterà compatibilità territoriali, affinità culturali, comuni vocazioni produttive, interconnessioni energetiche o infrastrutturali, ma semplicemente le proiezioni strategiche di grandi soggetti del settore dei servizi e beni pubblici: acqua, distribuzione elettrica e gas, rifiuti.


today venerdì 20 marzo 2015
Comunicato Stampa 12 Marzo 2015

Polemica No Inceneritori Acea: ecco le risposte di Gse e Provincia. Chi da notizie strumentali?


Come per GreenAsm anche per ACEA vale lo stesso appello: verificare con GSE e Provincia lo stato dell’arte delle autorizzazioni. Tutto era nato a seguito del fatto che il Comitato No Inceneritori aveva segnalato per l’inceneritore di ACEA la mancata Autorizzazione Unica prevista dal decreto 387 del 2003 e che si occupa proprio dell’aspetto degli incentivi pubblici dati alla produzione di energia, molto contestati proprio dai comitati e associazioni, considerati una vera speculazione. L’impianto quindi ha una Autorizzazione Integrata Ambientale valida per il funzionamento, ma non quella valida per il riconoscimento degli incentivi e che oggi sembra essere un problema per Gse e Provincia. GreenAsm e ACEA secondo noi dovrebbero chiedere alle istituzioni che, anni addietro, hanno valutato positivamente il loro assetto autorizzativo, perché adesso abbiano cambiato idea.


Ad una nostra richiesta di chiarimenti in merto alla mancata Autorizzazione Unica inoltrata in Regione e per conoscenza al GSE contenuta nellle Osservazioni alla richiesta inoltrata da ARIA srl(Acea) di bruciare i rifiuti urbani, il GSE (l’ente cioè che eroga gli incentivi) il 26 gennaio ci ha risposto”...(il Gse) al riguardo ha avviato ai sensi del predetto art.42 (del decreto 28 del 2011, ndr )un’interlocuzione con le Amministrazioni interessate, al fine di assumere eventuali determinazioni in merito al riconoscimento degli incentivi”. Sulla base di questa risposta abbiamo quindi rigirato la richiesta alla Provincia per sapere quale fosse stato il suo parere espresso al procedimento aperto dal GSE. Solo li abbiamo saputo che non solo l’inceneritore di ARIA srl, ma anche il biodigestore GreenAsm e il biogas da discarica di SAO (sempre di ACEA) fossero sprovvisti dell’autorizzazione agli incentivi. La risposta dell’ufficio del Settore Ambiente e Difesa del Suolo della Provincia di Terni appare sufficientemente chiara, soprattutto nell’incipit, di cui uno stralcio “Premesso che le Società in epigrafe non hanno mai inoltrata, alla scrivente Amministrazione, formale istanza di rilascio della Autorizzazione Unica, ai sensi dell’art. 12, comma 3 del D.Lgs. 387/2003, non avendo pertanto legittimità ad esercire ai sensi di tale normativa;”.


Se quindi il GSE approvò l’assetto autorizzativo, cioè l’Autorizzazione Integrata Ambientale più la Valutazione di Impatto Ambientale ma senza la specifica autorizzazione valida per gli impianti a fonti rinnovabili, ed oggi ponga dei problemi, si evince appunto che c’è forse un problema procedurale.


Dire che le nostre obiezioni sono strumentali e mal interpretate quindi è forse un modo per evitare di rendere pubblici pareri espressi da istituzioni competenti in materia.


today giovedì 12 marzo 2015