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Comunicato Stampa 1 Aprile 2016

Asl, silenzio di tomba. Provocatoria denuncia dei No Inc in vista del 5 aprile


Con questa semplice ma efficace iniziativa vogliamo ricordare alla Asl il suo ruolo centrale nella prevenzione, per cui viene pagata attraverso le tasse versate da tutti noi cittadini esposti. Ruolo centrale perché alla Asl competerebbe infatti la redazione del profilo di salute dei cittadini dl territorio di riferimento, cosa che Asl fa ma puntualmente ignorando i fattori ambientali, anche nelle sedi decisorie come le Conferenze dei Servizi degli inceneritori. Il 5 infatti ci sarà forse l’ultima per il rilascio a Terni Biomassa dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.


Asl infatti non ha MAI prodotto una relazione, una ricerca, una minima indagine epidemiologica ufficiale per capire quanto le innumerevoli e rilevanti emissioni inquinanti della nostra città abbiano condizionato l’incidenza di patologie croniche e tumorali. Nulla negli ultimi trent’anni. E di conseguenza nella storia dei procedimenti autorizzativi delle industrie inquinanti del ternano, Asl non ha mai depositato pareri degni di questo nome ma, quando si presentava, non ha mai opposto eccezioni. Ebbene si. Tanto che Asl non ha nemmeno tenuto conto della pubblicazione dello Studio SENTIERI. Almeno fino ad ora.


All’attivo risulta una relazione prodotta dal Dipartimento di Prevenzione che in qualche modo misura il rischio, arrivando a sostenere che ad una partecipazione degli inceneritori di Maratta ad una produzione di Polveri pari al 5% delle Polveri Sottili Totali prodotte nella Conca, ci sarebbero stimati 8 morti l’anno. Ebbene, pur non arrivando al 5% probabilmente, così dice l’Arpa dei tanti conflitti di interesse, rimane il fatto che si attesta una oggettiva incidenza in termini di mortalità diretta. Ovviamente questa relazione lascia fuori l’incidenza delle tante diverse patologie; ma non gli si può chiedere troppo. Sta di fatto comunque che tale relazione sembra non godere dello status di ufficialità, tanto che Asl non l’ha nè presentata nè pubblicata sul sito istituzionale. Quindi nemmeno la porterà alla Confereza dei Servizi del 5 aprile nè alle prossime che si apriranno per l’altro inceneritore, quello di ACEA?


today venerdì 1 aprile 2016
Comunicato Stampa 31 Marzo 2016

Nuovo conflitto di interessi dentro Arpa. In ballo parentela diretta con consulente delle società proprietarie dei due inceneritori


Dopo la società CTEA del 2006, tra Arpa e alcune società tra cui la Tecnocentro allora facente parte del gruppo Tecnofin proprietario dell'inceneritore Printer, si rappresenta un nuovo conflitto di interesse. Risulta infatti che un funzionario responsabile di un Servizio di Arpa sia socio di una società di consulenza in materia ambientale fin dalla sua nascita nel 2006. 


Tale società si occupa di audit ambientale, certificazione della qualità, sicurezza sul lavoro, varie altre cose tra cui anche consulenze sul CSS, il combustibile solido secondario originato dai rifiuti urbani e destinato a incenerimento. Ebbene, che c'è di male direbbe qualcuno, se tale attività è svolta fuori dalla provincia o regione in cui si opera? Ci sarebbe a nostro avviso comunque, ma il nostro funzionario e la sua società, come riporta lo stesso sito web, ha un portfolio di clienti per la maggior parte proprio nel ternano, tra cui alcune aziende in Autorizzazione Integrata Ambientale, questioni su cui Arpa ha un ruolo determinante. Abbiamo chiesto tramite legale ad Arpa se l'agenzia stessa avesse mai avuto consulenze da questa società, ci è stato risposto di no. Bene, almeno questo possiamo dire di essercelo evitato. Resta invece tutto il resto e la sua gravità. E per capirne il senso basta farsi questa piccola domanda: se io ho una impresa che per qualche motivo o deve interfacciarsi in fase autorizzativa con Arpa o sa che è sottoposta a controlli di vario tipo attinenti con le attività di Arpa, avrò miglior gioco a farmi fare qualche consulenza proprio da un funzionario, peraltro abbastanza in vista, di Arpa? La domanda, direbbe qualcuno, è retorica. E chi garantirebbe sulla eventuale imparzialità del funzionario? Lui stesso o Arpa che non ritiene le due casacche in conflitto di interesse?


La cosa poi assai curiosa è che la società in questione condivide lo stesso piccolo stabile e numero civico con una società che sta facendo consulenza alle due società proprietarie dei due inceneritori ternani e tra il funzionario e il consulente (non specifichiamo i generi di appartenenza lasciando tutto al maschile) intercorre un legame diretto di parentela. Basta a far decadere i sospetti il fatto che il funzionario non sia direttamente coinvolto nei lavori che Arpa sta facendo nei due procedimenti autorizzativi? Forse sarebbe utile leggere i progetti presentati dal consulente per cogliere più di una coincidenza. Che dice il Responsabile del Procedimento che sta seguendo da tempo la pratica? Mentre invece il dirigente regionale che ora si trova tra le mani tutto questo? 


Non renderemo per ora pubblico alcun nome, ci riserviamo di farlo nelle sedi opportune. Chi doveva capire, cioè i cittadini, ha capito il senso profondo pur non sapendo i nomi, mentre altri sanno perfettamente inserire nomi e cognomi nelle giuste caselle.


today giovedì 31 marzo 2016
Comunicato Stampa 10 Febbraio 2016

APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE DEL 14 FEBBRAIO 2016


LA PRIORITA’: CHIUDERE GLI INCENERITORI PER LA SALUTE PUBBLICA

Le vicende più recenti dello Sblocca Italia e ancora prima del CSS, stanno a dimostrare l’ipoteca permanente sulla salute pubblica rappresentata dalla sola presenza degli inceneritori nella Conca. Ecco perché da oggi, dalla manifestazione del 14/2 in poi, l’unico obbiettivo che la città dovrà darsi sarà la CHIUSURA degli inceneritori. 

Fin quando, infatti, questo non accadrà non saremo al riparo dalle minacce di nuovi/vecchi combustibili, possibili emergenze rifiuti, di nuovi e vecchi potentati del settore dei rifiuti che, sempre più col benestare delle amministrazioni, sottraggono ai territori potere di controllo, decisione e gestione della RISORSA RIFIUTI. La città, in tutti i suoi segmenti e articolazioni, non può più esimersi dal darsi questo obiettivo. In uno striscione sempre esposto durante le mobilitazioni è scritta una frase: “i vostri profitti non valgono le nostre vite”. Ecco, nulla di più semplice, nulla di più vero. Perché oltre agli ingenti profitti, macinati peraltro attraverso incentivi pubblici senza cui non si terrebbero in piedi economicamente, c’è nulla a giustificare l’esistenza degli inceneritori. 


I PARTITI NELLA SOLITA AREA GRIGIA: CONTRO L’INCENERIMENTO O CONTRO GLI INCENERITORI? SFUMATURE DI SOSTANZA

Verifichiamo come dopo vent’anni di esistenza degli inceneritori ora tutti i partiti siano contrari. E non solo quelli che hanno finto di contrastarli per vent’anni, ma anche quei partiti che dalla fine degli anni ’90, sia in sede comunale che provinciale e regionale, hanno sostanzialmente voluto gli inceneritori. Perché si dà il caso che gli inceneritori nella Conca, tre fino al 2007 e oggi “solo” due, non siano nati per caso come funghi, e conosciamo ampiamente le loro storie. Pensiamo ai partiti e agli amministratori che li hanno voluti e continuamente autorizzati, senza mai opporre problemi di salute pubblica, ma lasciando che fosse la letteratura “grigia” dell’Osservatorio Ambiente e Salute a raccontare la non eccezionalità della Conca Ternana, in una rassicurante narrazione sullo stato di salute dei ternani e delle ternane.

Ecco, questi, oltre ad essere contrari all’incenerimento, sono davvero pronti ad affrontare nelle sedi opportune le aziende che oggi sono proprietarie degli inceneritori?

Sono quindi contrari gli inceneritori in quanto tali, perché dimostrati inutili e perché la salute pubblica è ormai al centro della discussione pubblica e della mobilitazione popolare? Oppure sono contrari alle contingenze chiamate Sblocca Italia, css, al generico “incenerimento di rifiuti”, lasciando quindi ampio spazio di manovra e sopravvivenza alle aziende proprietarie degli impianti? 

Perché si da il caso che solo pochi hanno provato ad inceppare i processi autorizzativi in atto, a smascherare le modalità con cui per anni è stato negato l’effettivo stato di salute e di contaminazione della Conca, a denunciare omissioni e connivenze delle agenzie di prevenzione e protezione. Tra questi pochi non vi sono certo i vari partiti. 

Mentre invece erano presenti quando, a partire da metà anni 2000, venivano presentati mirabolanti programmi di raccolta differenziata, che hanno avuto il ridicolo risultato dello scarso 40% di raccolta differenziata per Terni, garantendo, per un decennio almeno, un flusso costante di rifiuti verso la discarica di ACEA ad Orvieto.

Li aspettiamo quindi alla prova dei fatti insieme alla Presidente della Regione Marini, perché ancora una volta ricordiamo loro che, anche senza i rifiuti dello Sblocca Italia o del CSS, sia ACEA che Terni Biomassa continueranno comunque a funzionare. 

Da che parte stanno? Siamo convinti che non gli convenga più rimanere nell’area grigia dove è vero tutto e il contrario di tutto, ma che abbiano il coraggio di assumersi una scelta che è per il futuro della città.


LA RACCOLTA DIFFERENZIATA AFFAMA L’INCENERITORE, LA BANALE VERITA’ DERISA PER ANNI

Da metà anni 2000 abbiamo registrato presentazioni di piani di raccolta differenziata per la città a cadenza più o meno annuale. Nessuno degli obbiettivi stabiliti nel Piano Regionale dei Rifiuti, nelle delibere di Giunta Comunale, nel Piano d’Ambito, sono stati minimamente raggiunti. Come spiegarlo? Lo scarso 40% della città di Terni è la dimostrazione di una volontà politica, non dichiarata, di continuare ad alimentare la discarica di ACEA ad Orvieto, spendendo decine di milioni di euro per il conferimento. Non può esserci altra spiegazione plausibile, a fronte di una gestione alternativa che invece in altre aree del paese recupera soldi dalla vendita del riciclato e dalla diminuzione del conferimento in discarica. 

Ora, proprio a fine 2015, assistiamo all’ennesimo lancio di una nuova campagna di raccolta porta a porta. Un nuovo gestore, la municipalizzata del Comune di Terni, che senza alcuna evidenza pubblica ha scelto il proprio partner privato nel mondo cooperativo “di area”; partner con alle spalle un decennio di associazione con Salvatore Buzzi, uomo di spicco delle cooperative di area di Mafia Capitale, con indagini aperte e una sua società colpita da interdittiva antimafia a Viterbo. Anche in questo caso il silenzio di molti che per anni, fino ad oggi, hanno stretto forti alleanze col mondo economico “di area”, pesa come un macigno. 

A fronte però dei fallimenti gestionali e finanziari delle società privatizzate o miste pubblico/private, vedi GESENU nel perugino, l’Amministrazione Comunale e i Comuni dell’Ambito non hanno pensato minimamente alla gestione pubblica della raccolta dei rifiuti, che esperienze diverse in Italia invece hanno rilanciato. 

Staremo a vedere quanto questa gestione mista sarà finalizzata alla valorizzazione dei rifiuti. 

Se quindi punterà al riciclo e al recupero di materiali da una buona raccolta differenziata, oppure sarà l’ennesima gestione che punta a produrre combustibile da rifiuti, CSS. Così vuole la Regione, ma l’amministrazione locale si sarebbe detta contraria. A noi cittadini spettano due compiti fondamentali: dimostrare, facendolo bene nelle nostre case, che il porta a porta funziona quando le persone sono messe in grado di farlo e vigilare sul buon andamento della raccolta e della gestione dei Rifiuti/Risorse post raccolta, affinché non siano destinati alla produzione di CSS o direttamente inceneriti.


SE NON POSSIAMO CONTROLLARE I DATI DELLE EMISSIONI, RIPRENDIAMO IL CONTROLLO SULLE ESPOSIZIONI

In questi venti anni chi ha amministrato questo territorio ai vari livelli non ha creato alcuna resistenza al fatto che i produttori di rischio abbiano per legge il controllo totale sui dati delle emissioni, che infatti vengono monitorati e comunicati in autocertificazione. 

Mentre le amministrazioni e le agenzie come ARPA e ASL, riconoscendo di fatto questo status quo, non hanno valutato, come nelle loro competenze, il livello delle esposizioni, tanto da aver partecipato per venti anni alle decine di conferenze di servizi svolte per autorizzare i vari inceneritori, senza opporre mai un problema di salute pubblica. 

Diciamo “mai” per significare, carte alla mano, il pieno significato del termine. Ci si è al massimo attestati come ha fatto ultimamente la ASL2 alla “conta dei morti”, al dato della mortalità, dato epidemiologico dalle mille interpretazioni e, considerato da solo, di scarso valore. Omettendo invece il dato dell’incidenza delle varie patologie, ben più complesso e completo, perché tiene dentro non solo l’insorgere delle malattie potenzialmente mortali (da cui però si guarisce ogni tanto, diminuendo quindi la mortalità generale), ma anche di quelle croniche le quali, concretamente, fanno vivere peggio. 

Oggi è questo ciò che deve stare alla base della decisione politica e amministrativa e la strada l’ha segnata lo Studio SENTIERI. 

Altre indagini servono? Se fatte da istituti indipendenti e non dalla solita Cattedra di Igiene di Perugia come è ora, servono ad avere una quadro migliore dello stato di salute, ma ai fini della dimostrazione della nocività sul lungo periodo degli inceneritori esistono vari studi che portano sempre alle stesse conclusioni: nelle popolazioni esposte alle emissioni di inceneritori risultano sempre incidenze superiori di varie patologie rispetto a quelle non direttamente esposte (Lione, Vercelli, Modena etc). Che altro serve per dimostrarne la nocività? Ci dimostrino il contrario i produttori di emissioni.


COSA FARE?

La città, i ternani e le ternane, da anni stanno dimostrando, in un crescendo costante di partecipazione e consapevolezza, la chiara volontà di chiudere con la stagione dell’incenerimento. La salute compromessa, l’esistenza di alternative già praticate, sono gli elementi alla base di questa rivendicazione e fanno parte di un sapere diffuso e comune, che è andato aumentando grazie al lavoro continuo e costante, fatto di decine di iniziative e momenti di mobilitazione.

A questo processo di crescita le istituzioni devono saper corrispondere esercitando i propri poteri. Oggi hanno la concreta possibilità di rigettare l’istanza di Terni Biomassa, che senza Autorizzazione Integrata Ambientale sarà costretto a chiudere. Come hanno la possibilità di rigettare l’istanza di ACEA di modifica parziale del combustibile e di chiedere il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, perché nel frattempo sono insorte nuove evidenze scientifiche sullo stato di salute pubblica. Inoltre il Comune di Terni dovrà rigettare ogni istanza presentata presso le diverse autorità competenti per nuovi impianti a biomasse e biogas, di qualunque taglia. Piccole lobbies locali troppo abituate a camminare nei corridoi del Palazzo stanno in questi ultimi tempi riaffacciandosi. Un’altra fonte di emissioni sarebbe troppa.

Le imprese ovviamente reagiranno, ma gli enti locali hanno ancora potere per decidere. 

Ma è chiaro che il Sindaco di Terni dovrà ricordarsi di essere primo responsabile della salute pubblica e di avere a sua disposizione tutti gli uffici tecnici necessari, ASL dovrà rinunciare alla rassicurante “conta dei morti”per una reale valutazione delle esposizioni e ARPA dimostrare di essere davvero l’agenzia di protezione ambientale e non, come in passato, sodale delle imprese produttrici di rischio e nocività. Noi saremo sempre pronti a ricordarglielo. Se coloro che hanno voluto gli inceneritori oggi si rendono conto del danno recato, come sembrano ammettere, lo dimostrino chiudendo gli inceneritori. 


APPELLO ALLA PARTECIPAZIONE

Quello di domenica 14 febbraio sarà un momento in cui scenderà in piazza la città. Tutti e tutte, come cittadini e persone esposte alle nocività, sono invitati a partecipare. Dunque nessuna bandiera di partito, sindacato o associazioni affini, lasciamo libera la città di esserci senza condizionamenti.

Allo stesso modo vogliamo puntualizzare: domenica si scende per la chiusura degli inceneritori, non per un generico no all’incenerimento. Chi verrà prenderà questo impegno, ciascuno nel suo ambito, di fronte agli altri che saranno in piazza. 

Se amiamo Terni, difendiamo la salute dei concittadini per una visione nuova del futuro della città.


today mercoledì 10 febbraio 2016
Comunicato Stampa 5 Febbraio 2016

Sblocca Italia: La regione Umbria vota a favore. Tutto come da copione


Ieri 4 febbraio, in sede di conferenza Stato-Regioni, è stato dato il via libera al decreto attuativo dell'articolo 35 dello Sblocca Italia, quello che riguarda i rifiuti e che semina 8 nuovi inceneritori lungo tutto il paese. La Regione Umbria, che aveva annaspato dando pareri contrari, ha finalmente svelato le sue reali intenzioni votando a favore nell'ultima seduta di ieri. Non solo, come avevamo in qualche modo anticipato pubblicando il carteggio tra regione e ministero dell'ambiente, quello del nuovo inceneritore non era altro che lo specchietto per le allodole che serviva alla regione solo per poter arrivare a dire, come fanno oggi, che non si farà il nuovo impianto. Ma il nuovo impianto non si sarebbe mai fatto! Ed è stata proprio la regione a dirlo quando nel carteggio col ministero indicava nell'istanza dell'inceneritore di ACEA a Terni per bruciare altri rifiuti speciali un riferimento allo Sblocca Italia riportando quanto scritto dall'impresa (sic!) nella documentazione presentata presso la Provincia di Terni. Un fatto grave a nostro avviso, poiché quella rappresenta nei fatti una indebita indicazione chiara al Governo su quali impianto in Umbria dovrà ricevere i rifiuti urbani da bruciare!

Inoltre apprendiamo dalle prime note stampa, che in qualche modo si mantiene l'impianto originario del decreto con la sola modifica di dover concordare con le regioni, in base all'andamento della raccolta differenziata, il quantitativo di rifiuti da bruciare. E anche su questo la Regione, sempre nel carteggio col Ministero dell'Ambiente, ipotizzando il raggiungimento del 68% di differenziata sull'intero territorio regionale, destina circa 60mila tonnellate di rifiuti alla produzione di CSS e una quantità variabile tra 30 mila e 70mila tonnellate all'anno di rifiuto da bruciare negli inceneritori.

In ultimo l'Umbria sembra aver costruito un accordo di collaborazione con la Toscana. Non è specificato nulla, ma è certo che sullo sfondo di tutta la questione rifiuti/sblocca Italia c'è l'ipotesi delle macroregioni già oggi pensata e proiettata sulla distribuzione geografica delle grandi multiutility, come ACEA ed HERA, che ovviamente si stanno giocando la partita per chi si aggiudica la gestione dei rifiuti nel perugino, vista la conclamata fine di GESENU.

Ci chiediamo cosa venga a fare e dire la Presidente Marini al Consiglio Comunale di Terni previsto per il mese di febbraio votato con fervore unanime nella seduta passata. Sarà la solita farsa inscenata utile ad offrire una inevitabile esposizione mediatica priva di contenuti.

Anche perché la sostanza è già stata concordata in altri livelli e luoghi. Ci domandiamo se l'amministrazione ternana sia cosciente di tutto ciò oppure ci si troverà in un quadro di macroregione con Terni schiacciata nell'area Metropolitana di Roma.

Proprio di questo scenario parleremo sabato 6 febbraio alle 17 presso Palazzo Gazzoli insieme ai comitati contro la discarica di Borgogiglione e Pietramelina, e il coordinamento No Inc che ha sventato il progetto di inceneritore progettato da Acea, Cerroni e Ama ad Albano Laziale.


today venerdì 5 febbraio 2016
Comunicato Stampa 8 Gennaio 2016

Sblocca Italia: la Regione ha già indicato l’inceneritore di ACEA a Terni per bruciare i rifiuti urbani umbri e relative quantità.


E’ quello che emerge dal carteggio del settembre 2015 tra regione Umbria e Ministero dell’Ambiente. Quest’ultimo infatti chiedeva se fossero autorizzati o in via di autorizzazione, ai sensi dell’articolo 35 del decreto Sblocca Italia, impianti di incenerimento di rifiuti nel territorio regionale. La risposta dell’ufficio competente non è stata semplicemente no, come sarebbe stato ovvio, ma senza alcuna ragione nè normativa nè di “accuratezza formale”, indica la richiesta di ACEA di modifica al combustibile (quella ancora in attesa di nuova conferenza di servizi e per cui a settembre c’è stata forte mobilitazione) come afferente in qualche modo al decreto Sblocca Italia, nei fatti a nostro avviso indicando l’inceneritore di ACEA come possibile impianto di riferimento. Questo perché nel progetto presentato lo scorso anno “il legale rappresentante della suddetta società ha dichiarato che l’istanza è stata presentata “ai sensi e per gli effetti del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm. e ii. , della L.R. n. 12/2010 e del Decreto Legge 12 Settembre 2014, n. 133” e che “in sede progettuale sono state adeguatamente valutate le implicazioni dell’art. 35 del Decreto Legge del 12 Settembre 2014, n. 133”. E’ attualmente in corso l’esame istruttorio; il rilascio del provvedimento definitivo sarà sospeso in attesa dell’esito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale”. 

Se ACEA fosse interessata a bruciare i rifiuti dello Sblocca Italia, cosa di cui siamo certi, sarà un problema dell’azienda formulare regolare istanza presso le autorità competenti, e non certo compito della Regione la quale a nostro avviso è uscita di molto dal quesito postole dal Ministero. Quale il senso?

Inoltre la regione indica già le quantità ipotizzando il 68% di raccolta differenziata su tutta la regione: 58mila tonnellate di CSS, combustibile solido secondario, e tra 32mila e 70mila tonnellate annue di rifiuti da inviare a incenerimento. Ecco servito il piatto ad ACEA e al suo inceneritore ternano gestito dalla società ARIA srl, sua controllata. 

Con questi fatti descritti, i più concreti ad oggi purtroppo perché messi nero su bianco, cade giù il paravento di strategia comunicativa messa in piedi dalla Regione e dalla sua Giunta, che da tempo indichiamo come mancante di elementi concreti rispetto al generale stato del sistema dei rifiuti regionali. A caduta infatti viene svelata la strumentalità dell’opposizione dichiarata al fantomatico nuovo inceneritore previsto dal decreto, agitata quindi solo per poter gridare vittoria tra qualche mese “per aver scongiurato” un nuovo impianto; così come è evidente quello che sarebbe stato il tentativo di mediazione col ministero sulle quantità da bruciare, passare cioè dalle 130mila tonnellate imposte dal decreto alle 60mila previste invece dalla regione, per poter dire che meglio di così non si poteva ottenere, prendetevela col governo. Del resto hanno capito che con questo governo grandi margini di mediazione non ci sono. Ma anziché indicare una impiantistica post differenziata finalizzata al massimo recupero di materia dall’indifferenziato, con quindi minimizzazione del ricorso alle discariche ed esclusione dell’incenerimento, si mette a fare “i conti della serva” per conto di ACEA.


Per questo il Comitato No Inceneritori convoca per martedì 12 alle 15 un presidio sotto la Prefettura in concomitanza con la seduta del Consiglio Regionale. Riprende la stagione di mobilitazione iniziata a settembre per le conferenze dei servizi per i due inceneritori ternani, che si protrarrà nei mesi promossi.


today venerdì 8 gennaio 2016
Comunicato Stampa 14 Dicembre 2015

Gesenu e Cosp Tecnoservice: “concreto pericolo di infiltrazioni mafiose”. Cosa emerge dall'interdittiva antimafia su Viterbo Ambiente.


Apprendiamo dai quotidiani (Corriere di Viterbo 1 Dicembre 2015) che la prefettura di Viterbo ha notificato alla Cooperativa Viterbo Ambiente, nata all’unione tra Cosp Tecno Service e Gesenu SpA e vincitrice dell’appalto del servizio d’igiene urbana nei comuni di Viterbo e Montefiascone, l’interdittiva antimafia. Nello stesso articolo si legge: “Una misura in qualche misura prevedibile (per proprietà transitiva, visto che Gesenu è socio al 51% dell’impresa che gestisce la raccolta dei rifiuti a Viterbo e Montefiascone). Meno prevedibile, invece, è il fatto che “il concreto pericolo di infiltrazioni mafiose in grado di condizionare le scelte e gli indirizzi dell’impresa medesima (la Viterbo Ambiente, ndr)”, non deriva soltanto dalla presenza di Gesenu, ma anche dell’altro socio (al 49%), la multiservizi ternana Cosp Tecno service. La stessa che, di recente, unica tra le aziende umbre, aveva ottenuto il rating della legalità, rilasciato dall’autorità garante della concorrenza e del mercato. La stessa di cui un articolo del Corriere pubblicato il 19 ottobre scorso aveva evidenziato invece i rapporti passati con la cooperativa 29 Giugno di Salvatore Buzzi, quella protagonista dell’inchiesta su Mafia capitale. Rapporti che vengono confermati ora nell’interdittiva del prefetto Rita Piermatti”. La stessa Cosp lo scorso Agosto aveva ottenuto dalla Prefettura di Terni l’iscrizione nella “white list”: l’elenco delle imprese riconosciute “non soggette a tentativo di infiltrazione mafiosa”. Considerazioni diametralmente opposte emerse dalle Due Prefetture Terni e Viterbo che fanno emergere ancora più chiaramente la necessità di una presa di posizione e un’assunzione di responsabilità politica che vada oltre la giustizia dei processi. Lo scorso 11 Aprile ci siamo occupati della corruzione nel sistema degli appalti pubblici in una conferenza intitolata “Mafia Capitale, appalti e rifiuti. Risvolti ternani del Mondo di Mezzo”.Già allora sulla scia di quanto accaduto a Roma abbiamo sollevato il problema di possibili infiltrazioni mafiose nella gestione dei rifiuti e più in generale nel sistema degli appalti pubblici. A distanza di pochi mesi siamo costretti a riprendere l’argomento.


Cosp Tecnoservice rappresenta una punta avanzata del mondo cooperativo ternano e non solo, come dimostrano gli endorcement fatti da Cgil e Pd durante la discussione sul progetto del recupero delle scorie dell'acciareia, in cui più che la necessità ambientale si è puntato a tutelare il progetto Cosp. Soprattutto, ed è il fatto che più ci preme, la cooperativa continua ad essere in società con ASM nella raccolta dei rifiuti urbani dell'intera provincia ternana. Anche in questo caso gara vinta col giochetto, legale, del CNS, il consorzio nazionale di cui fa parte Cosp Tecnoservice e di cui ha fatto parte anche Salvatori Buzzi con la sua coop 29 Giugno. Alla gara infatti, come in molte altre occasioni, si presenta CNS, nel nostro caso in associazione con ASM, che vince la gara e successivamente affida l'esecuzione ad una sua cooperativa, guarda caso Cosp. Questo procedimento in realtà pone due questioni: l'assenza di trasparenza nell'appalto che rimane sempre in mano alle dinamiche locali, che poi producono consenso e sostegno elettorale. Dall'altra il ruolo strumentale del pubblico che si fa garante non della buona riuscita del servizio bensì della spartizione del denaro pubblico in questo caso nel settore dei rifiuti. Perchè la politica e la nostra amministrazione non rinuci a questo meccanismo è comprensibile, ma è venuto il tempo di chiudere con questa forme di privatizzazione mascherata, che fa imprenditoria senza metterci un soldo proprio, ma solo grazie al sistema degli appalti pubblici. 


Dobbiamo liberare i servizi pubblici dalla logica delle spartizioni e del profitto, essendo per loro natura settori in cui prevale l'oggetto del servizio, anche in termini di costi, e non altro. Solo così peraltro avremo una gestione che mira davvero ad estendere porta a porta, recupero di materia e riciclo e che si regga economicamente su una tariffa puntuale che fa pagare solo il rifiuto e non la materia recuperata. 


Non è possibile continuare a disconoscere tutti i problemi che riguardano questo territorio: oggi la parola impronunciabile a Terni è “Mafia”? Cosa si dirà domani?


today lunedì 14 dicembre 2015
Comunicato Stampa 26 Ottobre 2015

Otto (8) morti l'anno prodotti dalle esposizioni agli inceneritori. Una relazione interna della ASL2 commentata dalla sezione umbra dei Medici per l'Ambiente-ISDE e dall'Osservatorio Indipendente sulle esposizioni del polo di incenerimento. Ma la in molti la ignorano.


Finalmente la Asl di Terni dedica alla 'Valutazione di alcuni inquinanti atmosferici e ambientali sulla salute nel comune di Terni' un rapporto specifico. E’ infatti il “Gruppo Lavoro Ambiente e Salute” coordinato dal Dott. Mattioli e dal Dott. Bicchielli ad avere prodotto questa prima analisi. Questa, sebbene contenga a nostro avviso alcune criticità e limiti, potrebbe segnare la fine di una lunga serie di tristi 'Relazioni sullo stato di salute' in cui non si e' mai voluti andare oltre le giaculatorie su alcuni fattori di rischio individuali (non fumare, non bere, fai una dieta congrua e attività fisica quotidiana), determinanti prossimali di salute certo molto importanti ma che, assolutizzati, colpevolizzano i singoli per le esposizioni 'volontarie' di cui sarebbero gli unici responsabili; assolvendo i produttori di rischio ed i loro tutori politici per le esposizioni involontarie inflitte ai cittadini. 

Eppure la ASL, in sede di Conferenza dei Servizi del passato settembre per i procedimenti autorizzativi in corso per i due inceneritori ternani, non ha consegnato tale relazione come parere ufficiale. Ignoriamo i motivi, certo un fatto abbastanza poco chiaro, visto che il Comitato No Inceneritori l’ha avuta con un normale accesso agli atti. Ci aspettiamo che nelle prossime Conferenze dei Servizi questo documento venga depositato e che si scongiuri la definitiva riaccensione dell’inceneritore TerniBiomassa (ex Printer) e l’assenso all’ultima richiesta di modifica dell’inceneritore di ACEA.


Nella dichiarazione dei metodi e dei criteri con cui la ASL individua i pericoli, valuta i danni alla salute derivanti dalle esposizioni misurate dall'Arpa (uno dei limiti che segnaliamo) e stima il danno per la salute degli esposti. Al di la' della loro condivisibilità tecnica infatti, questo crea la possibilità di un confronto scientifico tra esposti da un lato ed organismi pagati per le valutazioni del rischio dall'altro. Confronto anche sulla qualità dei metodi e delle procedure utilizzabili, una qualità che può risentire degli effetti di molti conflitti di interesse e di diversi livelli di aggiornamento e riflessione sulle cause dell’insorgere delle malattie oggi dominanti.

A questo proposito va sottolineata l'importanza, della stima dei danni prodotti dai processi di incenerimento (8 morti all'anno) che, di fatto, avvalla il lungo lavoro da noi fatto in questi anni, teso a denunciare i danni alla salute ed all'ambiente degli inceneritori, fornendone finalmente una prima valutazione realistica, in linea con altre valutazioni disponibili (studio inceneritori Emilia Romagna; studio inceneritore di Vercelli). Soprattutto non nega effetti sanitari sulla popolazione esposta, come spesso, soprattutto in passato, si è sentito ripetere a Terni dalle varie Amministrazioni nonché pezzi del mondo medico e scientifico.

Le misure sui danni, illustrate nella prima sezione epidemiologica della relazione della ASL ma commentate in modo integrato con i dati di esposizione da ISDE, evidenziano che almeno fino alla fine degli anni 80 vi sarebbero state esposizioni non prevenute che stanno determinando ora eccessi di eventi almeno: per le donne, nell'incidenza per tutte le sedi di tumore e nell'incidenza e nella mortalità per il tumore del polmone che vanno al di la del documentato ruolo del fumo di tabacco. Nei fatti una conferma delle indicazioni dello Studio SENTIERI. Un fatto molto importante per il possibile ruolo dei molti cancerogeni rilasciati nell'ambiente che potrebbero anche svolgere fattori epigenetici, mentre una adeguata riflessione andrà fatta sugli eccessi di incidenza e mortalità per tumore della mammella, dove, se lo screening ha indubbiamente un effetto sull'incidenza, non influenza certo ( anzi!) l'eccesso di mortalità, che a sua volta rinvia al possibile ruolo degli interferenti endocrini, una esposizione involontaria abbondantemente presente nel Ternano da molti anni.


Dal canto nostro però, non possiamo non risaltare il ritardo con cui si arriva ad un rapporto del genere: si tratta di un territorio individuato come SIN da molti anni in quanto sede di numerosi impianti ed industrie insalubri di prima classe, cioè noti a priori per l'importante impatto negativo sulla salute di lavoratori e residenti: chi ha con proprie omissioni, inerzie e complicità lasciato mano libera ai produttori di rischi, dovrà assumersi oggi le proprie responsabilità e invertire la direzione. in secondo luogo la mancata citazione dei dati di emissione, pienamente riportati e commentati invece dal Rapporto ISDE, pure di fonte Europea e disponibili da diversi anni (Registro europeo E-PRTR). Qui emerge con forza la mancanza di registri indipendenti sulle emissioni e l'affidarsi a misure di esposizione che, alla luce della incredibile quantità di cancerogeni rilasciati in città ( parliamo di tonnellate /anno di cancerogeni di prima classe IARC) mantengono aperti una serie di dubbi sulla affidabilità dei rilievi effettuati dalle centraline che misurano la qualità dell'aria o sulle interpretazioni sui reperti tossicologici effettuati su uova, latte ovicaprino e ortaggi. Infine alcune ombre sono proiettate dai quesiti mancanti: cosa è stato fatto in questi anni per ridurre le esposizioni? E ancora: cosa dobbiamo e possiamo fare in una condizione di massicce esposizioni involontarie con effetti negativi sulla salute?

Ora ASL ha la possibilità di condizionare le scelte sciagurate in materia di incenerimento nella Conca Ternana, non abbiano paura tecnici e dirigenti, il Sindaco di Terni dovrà essere conseguente alle proprie dichiarazioni e impegni presi.


Comitato No Inceneritori

Osservatorio Indipendente sulle esposizioni del polo di incenerimento


today lunedì 26 ottobre 2015
Comunicato Stampa 4 Agosto 2015

Apprendiamo in queste ore che il decreto sblocca Italia è stato di fatto approvato e verrà attuato a brevissimo, per l’Umbria saranno previste 140 mila tonnellate di rifiuti destinate alla combustione. Ovviamente gli impianti ai quali saranno destinate sono i due presenti nel ternano, che a pieno regime sono in grado di utilizzare 150 mila tonnellate. Il governo ha calcolato tutto, archiviando anche il CSS, che è stato solo una scusa, il combustibile saranno rifiuti al 100%. Gli impianti: ACEA e Ternibiomassa, saranno in grado di utilizzare tale materia prima a fronte di una modifica dell’autorizzazione, che ormai risulta solo una formalità.


Il governo ha fatto la sua mossa durante l’estate, sperando che questa decisione passasse in sordina, senza attirare troppo l’attenzione, purtroppo per loro il comitato continua a stare sul pezzo, la lotta per i ternani non va mai in vacanza. Per questo nel mese di agosto promuoveremo una conferenza stampa e un’iniziativa per riportare al centro del dibattito della questione i cittadini. Non è assolutamente possibile giocare con la salute pubblica a colpi di decreti, bypassando totalmente la volontà della popolazione, con la complicità di un’amministrazione regionale che non ha alzato un dito di fronte a questa decisione. Aspettiamo con rassegnazione anche la posizione del sindaco, che potrebbe essere l’unico a mettere un freno a tutto questo, ma sappiamo già quale sarà la sua scelta.

today martedì 4 agosto 2015