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Sandro Corradi Assessore? E’ consulente dell’inceneritore di ACEA per la richiesta di bruciare i rifiuti urbani. Un gravissimo conflitto di interessi indecente.

Stiamo ormai assistendo ad un ginepraio di conflitti di interesse attorno ai due inceneritori. Il neo assessore infatti, attraverso lo Studio di Ingegneria Corradi, cura per conto di ACEA l’istanza presentata per bruciare a Terni la frazione residua dei rifiuti urbani ancora oggi pendente. Peraltro è anche stato presente ad una Conferenza dei Servizi in qualità appunto di consulente. Non solo è un dirigente di partito, non solo è stato amministratore di ATC Parcheggi, ma oggi è anche in quella Giunta che dovrebbe, così hanno dichiarato pubblicamente, contrastare la richiesta fatta da ACEA. Che farà l’Assessore Corradi, uscirà dalla stanza quando si parlerà del suo lavoro?

Nella stessa stanza a Palazzo Spada avremo quindi, contemporaneamente e nella stessa persona, da una parte il consulente che materialmente presenta documenti tecnico-normativo per far arrivare all’inceneritore i rifiuti urbani, e dall’altra l’assessore che dovrebbe stabilire con gli altri colleghi la strategia politica invece per non farli arrivare. Allo stesso modo durante le Conferenze dei Servizi che ci saranno troveremo da una parte il Sindaco e l’Assessore all’Ambiente che dovrebbero, usiamo il condizionale, portare il famoso parere negativo, e un tecnico dello Studio Corradi invece a perorare la causa di ACEA e contrastare gli eventuali pareri negativi. Per non parlare di lavori per il Servizio Idirico SII, Acea, Umbria2 che risultano dal sito dello Studio i principali clienti nel settore idrico.

Stiamo alla Beffa. Siamo molti stanchi di tutto questo. Valuteremo le iniziative da intraprendere.

Comitato No Inceneritori 

today domenica 12 novembre 2017
Comunicato Stampa: Discariche umbre: chi urla all’emergenza la vuole. La Regione ha autorizzato impianti a favore delle discariche. Ora recupero di materia e spingere sulla differenziata.

Per la programmazione regionale, per i grandi esperti di gestione dei rifiuti che da anni fanno il buono e il cattivo tempo in materia, nonché esperti di valutazioni ambientali, si è giunti alla resa dei conti. Finalmente. Le discariche infatti sono vergognosamente piene per due ragioni: per il ritardo colpevole dei comuni e dei quattro ATI nell’estensione della raccolta porta a porta (Terni, per dire, è partita solo nel 2016), e perché in questi anni Regione e Provincie hanno autorizzato l’impiantistica per il trattamento dei rifiuti completamente piegate a favore dei proprietari delle discariche, i quali hanno garantito in cambio prezzi molto bassi per lo smaltimento. Una scelta azzeccata: basso costo in cambio della maggior parte dei rifiuti.

Sui ritardi dei comuni o su condotte illecite, vedi la Gesenu a Perugia, c’è poco da dire, si sa tutto. In tutta l’Umbria associazioni e comitati da anni chiedevano raccolta differenziata e tariffa puntuale.

C’è invece molto da dire sugli impianti di compostaggio dell’organico da raccolta differenziata e su quelli che trattano l’indifferenziato, non tralasciando l’uso di secchi grandi per la raccolta “di prossimità” anziché quelli per la domiciliare, fatto che ovviamente peggiora la qualità della raccolta e quindi del rifiuto trattato.

I primi sono stati autorizzati con percentuali di scarto elevatissime, o addirittura, come è successo nel perugino, veniva data l’indicazione di conferire all’interno dell’organico anche i pannolini. Il risultato è che se a monte la raccolta dell’organico non viene fatta bene, in uscita, dopo il compostaggio, si avrà un compost inutilizzabile perché fortemente contaminato da altri rifiuti. Prendendo i dati dei due impianti di compostaggio dell’ATI 4, Terni e Provincia, pubblicati sul Rapporto Ispra 2017 da dati di Arpa Umbria, infatti vediamo che nel 2016 dall’impianto di Nera Montoro, di proprietà ASM in joint venture con TerniResearch, lo scarto è stato circa un terzo dell’organico trattato, con un aumento rispetto all’anno precedente. Scarto che va ovviamente nella discarica di ACEA ad Orvieto. Discarica che al suo interno ha altri tre impianti come vedremo, di cui uno per il compostaggio dell’organico che ha prodotto nel 2016 più di un terzo di scarti. Scarti che ACEA si è auto-smaltita nella propria discarica. La stessa cosa vale per i due impianti di trattamento meccanico dell’indifferenziato: quello di ASM a Terni nel 2016 ha smaltito in discarica, dopo di fatto un “finto” trattamento, la quasi totalità del rifiuto in entrata ad eccezione di un po’ di metalli. La stessa performance vergognosa quello di ACEA, all’interno della discarica, che si è auto-smaltito 21mila tonnellate su 25mila in entrata. 

Un unico miglioramento c’è stato ma solo in termini di minori quantità in entrata vista l’estensione del porta a porta e quindi minor rifiuto indifferenziato. Quanto serve il porta a porta!

La domanda quindi è semplice. A fronte di un aumento delle percentuali della Raccolta Differenziata in tutta l’Umbria (Terni stimata al 75%) e quindi della diminuzione drastica di rifiuto indifferenziato che andrà in discarica dopo il trattamento, la Regione cosa intende fare? Continuare ad esempio a permettere ad Acea di concentrare nella stessa area una discarica, un impianto di trattamento meccanico dell’indifferenziato, uno di compostaggio dell’organico e uno di stabilizzazione con il risultato di percentuali altissime di auto-smaltimento di tutti i rifiuti trattati? Ad ASM di mantenere in vita un finto trattamento? Ma soprattutto come è stato possibile che in questi anni, durante le procedure per il rinnovo o la concessione delle autorizzazioni a questi impianti, i responsabili regionali non abbiano imposto prescrizioni finalizzate da una parte ad aumentare il recupero di materiali riciclabili dall’indifferenziato e dall’altra a non permettere organico con percentuali di impurità eccessive, obbligando così i gestori a migliorare la raccolta ed avere compost di buona qualità? Perché basterebbe iniziare proprio da questo, a condizione ovviamente di una maggiore estensione e qualità del porta a porta.

Non c’è bisogno di urlare all’emergenza, ma di modificare la programmazione. Chi urla all’emergenza la vuole, per tornare a bruciare.

Comitato No Inceneritori

today martedì 7 novembre 2017
Depositato il ricorso al TAR contro l’autorizzazione all’inceneritore Ternibiomassa. Nuovi fronti aperti: raccolta differenziata e impiantistica.

Depositato stamane il ricorso al Tar dell’Umbria dai nostri legali Avv. Maria di Paolo, Avv. Valeria Passeri e Avv. Simona Leonelli, contro l’Autorizzazione Integrata Ambientale all’inceneritore Ternibiomassa. Un ennesimo tentativo per fermare quello che sembra l’ineluttabile destino della Conca ternana: luogo da cui estrarre enormi profitti a scapito della salute dei cittadini e dell’ambiente. Aver autorizzato il secondo inceneritore, dopo quello di Acea, ha infatti mostrato chiaramente come Arpa e Asl in questi anni non abbiano lavorato per fornire elementi di valutazione rispettivamente sulla accertata contaminazione dell’aria l’una, e sullo stato di salute l’altra, responsabili ovviamente anche Regione e Comune che in modo pilatesco hanno atteso la fine del procedimento autorizzativo per richiedere uno studio epidemiologico. Studio, lo ripeteremo all’infinito, richiesto dall’Istituto Superiore di Sanità già nel 2012 quando inviò a Sindaco e Asl lo Studio SENTIERI.

Attenderemo quindi l’esito del ricorso. Nel frattempo però ci sembra di somma urgenza affrontare due questioni dirimenti in tema di rifiuti, per sottrarre materia a inceneritori e discariche.

Urge che ASM renda immediatamente pubblici i dati relativi alle quantità di riciclato effettivo ottenuto dalla raccolta differenziata, a distanza di più di anno dall’avvio del porta a porta. Sbandierare la cifra del 70% senza entrare nel dettaglio è un tipico stratagemma comunicativo, ma visto che come abbiamo ripetuto spesso durante la grande manifestazione del 25 marzo, i ternani “l’anello al naso se lo sono levato”, è bene che anche gli esperti dirigenti ASM provino a entrare nel terzo millennio e uscire dal solito paludoso pantano ternano. Vediamo se il sistema di raccolta porta a porta, pieno di secchioni vecchio stile e senza un piano di comunicazione efficace, ha portato gli effetti sperati; siamo curiosi di sapere se anche in questo caso sarà sempre colpa del comportamento individuale che i singoli mettono in campo.

Inoltre non è più rinviabile un progetto di trasformazione dell’impianto di trattamento dell’indifferenziato di ASM in un recupero di materia e fabbrica di materiali. Ad oggi infatti quell’impianto, come quello di Acea dentro la sua discarica di Orvieto, non è altro che un pessimo separatore di frazione umida sporca e frazione secca che nei fatti porta in discarica il 97% (su dati ISPRA 2015) del rifiuto in entrata. Ci si chiede poi come mai le discariche si stanno riempiendo. Colpa dei ritardi nell’avvio della raccolta differenziata ma certamente di Provincia e Regione che in questi anni hanno autorizzato (e rinnovato autorizzazioni a) questo impianto senza mai porre alcuna prescrizione migliorativa proprio in direzione di ulteriore recupero di materia dall’indifferenziato in modo da diminuire quantitativamente il conferimento in discarica, come indicato peraltro dal Piano Regionale dei Rifiuti del 2009. Ci sapranno rispondere i funzionari regionali competenti?

Comitato No Inceneritori

today sabato 3 giugno 2017
Comunicato Stampa 24 Febbraio 2017

Inceneritore Ternibiomassa: il rinvio era un atto dovuto. La ASL avrebbe potuto evitare tutto questo, ma ora il Sindaco che decide di fare?


In attesa di leggere il contenuto del parere depositato dalla ASL alcune considerazioni.


Se ASL avesse mosso i suoi uffici in questo senso qualche anno fa ci saremmo evitati l'acquisto dell'ex Printer da parte di Tozzi Holding, così come il revamping milionario dell'ex TerniEna di Agarini, oggi di ACEA. E' certo che le condizioni pessime della qualità dell'aria della Conca già dieci anni fa erano compromesse come oggi.


Rimane però il dato più importante a prescindere dai contenuti espressi nel parere: la mobilitazione permanente della città ha imposto che ciascuno, chi prima chi dopo, agisse nel merito delle proprie competeze, mandati e ruoli istituzionali, uscendo ci auguriamo dalle paludose relazioni politica/imprese/agenzie di protezione e prevenzione, tipiche della Conca Ternana. Da ora non ci sarà impianto nella Conca che che non sarà considerato anche alla luce dell'aspetto sanitario, cosa mai avvenuta prima. Aspettiamo quindi ACEA.


Ebbene, ora che ASL ha prodotto un parere ci aspettiamo che il Sindaco sia conseguente con il suo parere, depositato qualche mese fa, e che proprio sull'elemento salute pubblica faceva perno. A lui probabilmente passa la palla. Non vorremmo che i tecnicismi, di cui sono infarciti procedimenti autorizzativi di questa portata, vengano utilizzati per coprire la mancanza di volontà politica nel rigettare la richiesta di Autorizzazione di TerniBiomassa. Sarebbe un tradimento senza precedenti.


Noi ovviamente convocheremo nuove mobilitazioni e soprattutto cercheremo di verificare la portata reale del parere ASL. Anche lì non vorremmo che tutto si risolvesse semplicemente con prescrizioni più stringenti per l'impianto, magari con maggiori spese da affrontare per ulteriori adeguamenti, ma poi il procedimento si concludesse con una concessione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale.


today venerdì 24 febbraio 2017
Comunicato Stampa 18 Febbraio 2017

Offesi dalle bugie del Sindaco/medico. TerniBiomassa ripartirà, prepariamo il ricorso.


A questo punto pensiamo sia chiaro (anche al sindaco?) a cosa sia interessato il comitato No Inceneritori. Invece come al solito non riusciamo davvero a capire come sia possibile aprire una polemica con la cittadinanza, tanto da accusare il Comitato no inc di dire cose non vere quando si era perfettamente a conoscenza dell’esito della conferenza dei servizi e della riaccensione dell’inceneritore.

Capiamo la consueta pratica della politica di dire tutto e il suo contrario, ma questa volta pensiamo sia veramente imbarazzante tanto da far diventare la faccia rossa anche a chi ce l’ha dura come il bronzo.

Oppure anche la regione vuole solo strumentalizzare e polemizzare nei confronti dell’amministrazione comunale? O tanta “chiarezza e nettezza” del parere del sindaco non è stata capita da nessuno? 

Nulla di nuovo sotto il sole, solo l’ennesimo goffo tentativo di salvare capra e cavoli, in un rimpallo che non conosce fine.

Nessun cambiamento di rotta da parte dell’amministrazione comunale il solito “ambientalismo democratico” della conca ternana: la tutela degli interessi di pochi a danno della collettività, della salute e dell’ambiente.

Non pensiamo sia necessario alcun ulteriore studio per affermare l’inutilità e la dannosità dell’inceneritore, quel contesto che i democratici e la Usl sembrano scoprire solo oggi, è noto e inquinato da tempo, alla faccia degli “approfondimenti” di un potere che si crede l’inizio e la fine delle cose. Ma ben vengano invece studi nuovi sulla salute della Conca, magari fatti da soggetti che non siano gli stessi della Cattedra di Igiene di Perugia, quelli che per vent’anni dicevano che a Terni si stava tutto sommato bene, quelli ammutoliti quando il mondo scientifico pubblicò lo studio SENTIERI che smontava involontariamente pezzo pezzo il Rapporto dell’Osservatorio Ambiente e Salute della Provincia.

 Venti anni fa decisero di insediare tre inceneritori, oggi si ergono a paladini della salute pubblica, salvo poi esprimere in sedi istituzionali e tecniche, opinioni al posto di pareri, rendendo nullo l’effetto del tanto declamato “no” al secondo inceneritore.


today sabato 18 febbraio 2017
Comunicato Stampa 16 Febbraio 2017

Conferenza dei servizi Ternibiomassa: il sindaco non ha detto di no. Facciamo chiarezza.


Il parere presentato dal sindaco di Terni nella conferenza dei servizi relativa alla procedura di AIA dell’impianto di Ternibiomassa non afferma un no chiaro e deciso, ma sostiene che con gli attuali dati in mano non può dare un parere, nè positivo nè negativo. E quando fa riferimento al Regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, cita solo l’articolo 217, quello che prevede la possibilità per il sindaco di dare prescrizioni ad un impianto insalubre, omette però il precedente articolo 216 che recita “...quando lo ritenga necessario nell'interesse della salute pubblica, può vietarne la attivazione o subordinarla a determinate cautele”.


Tale ambiguità quindi dà alla regione un margine di manovra abbastanza ampio, anche se la cosa più probabile ci sembra che sia la libertà di scelta che gli viene lasciata, una libertà che sembra quasi complicità. Questo perché il parere del sindaco in conferenza dei servizi è vincolante e un pare negativo avrebbe significato la chiusura del procedimento senza l’assegnazione dell’AIA, fatto a cui la Regione non avrebbe potuto opporre alcunché. 

Questo di fatto non avviene, poiché è lo stesso comune che afferma che l’ultima parola spetta alla regione. Rimettere la decisione nella mani della regione è semplicemente una mossa per lavarsi le mani e non assumersi la responsabilità di decidere. Inoltre attendere lo studio epidemiologico del Dipartimento di Igiene dell’Università di Perugia, di cui parla lo stesso sindaco, significherebbe aspettare anni ed è chiaramente impossibile lasciare aperta la procedura e tenere il privato in standby per tutto questo tempo. L’atteggiamento dell’amministrazione comunale è quindi in continuità con il passato, e a fronte di questo epilogo appare tutto quanto fatto fino ad oggi, una finta opposizione giusto per ottenere titoli di giornale roboanti, piuttosto che una reale intenzione di chiudere il secondo inceneritore.

Ad oggi la palla stà alla regione che ha in mano un pare dell’ASL che pone sicuramente un problema sanitario e quello del sindaco che non dice apertamente di no, ma che afferma la necessità di avere ulteriori dati. Perciò al comitato pare chiaro che per il principio di precauzione l’autorizzazione non va data e su questo continuerà a battersi con forza, fino ad un eventuale ricorso al TAR, nel caso in cui l’AIA venga assegnata.


today giovedì 16 febbraio 2017
Comunicato Stampa 9 Gennaio 2017

Arriva l’Autorizzazione definitiva per il secondo inceneritore TerniBiomassa? ASL2 ha deciso di portare un parere o diserterà? La Regione invece?


Il 23 gennaio in Regione ci sarà una Conferenza dei Servizi (forse l’ultima) che dovrà decidere se dare o meno l’Autorizzazione Integrata Ambientale all’inceneritore TerniBiomassa. Lo stesso inceneritore chiuso temporaneamente nel 2016 per il superamento dei limiti delle emissioni e altre violazioni al codice e oggi sotto processo per reati in materia ambientale. Reati, vale la pena ricordare, commessi dalla società con una evidente volontà. Tanto per capirci, è difficile sostenere che aver bruciato il doppio del combustibile (pulper) possa essere stato frutto del caso o di un errore di processo. Sarebbe davvero assurdo che questa impresa si vedesse autorizzato un impianto malgrado tutto questo. La Regione Umbria, la sua Presidente Marini, non facciano gli struzzi adducendo come sempre la scusa che se l’impianto risponde tecnicamente alla normativa non si può non autorizzare. La Regione deve assumersi la scelta politica di rigettare l’istanza.


Allo stesso modo la ASL2 che ad oggi non ha mai prodotto alcuno studio almeno di un certo profilo scientifico, ufficiale, magari sullo stato di salute della Conca, sull’incidenza delle varie patologie e sul ruolo degli inquinanti emessi dai vari impianti industriali proprio sulla salute dei ternani. Ignorando sistematicamente le evidenze dello studio Sentieri e al massimo producendo qualche stima e nemmeno presentata ufficialmente come azienda. Su questo fronte saremo determinati, e lo mandiamo a dire al nuovo direttore generale: non accetteremo l’ennesima assenza della ASL alla Conferenza dei Servizi ,oppure che si presenti senza depositare un suo parere motivato. Sarebbe una gravissima omissione dei doveri istituzionali e siamo pronti a denunciarli. Non è più accettabile il silenzio dell’agenzia deputata alla prevenzione e per cui viene pagata. Dicesse anche che un secolo di acciaieria, decenni di chimica e venti anni di incenerimento non hanno alcuna responsabilità nello stato di salute della Conca, e che eventuali incidenze siano dovute a stili di vita, fumo, alimentazione e che quindi a Terni è autorizzabile tutto. Riprendesse pure le relazioni negazioniste dell’Osservatorio Ambiente e Salute della Provincia. Insomma, uscisse dal silenzio, venisse allo scoperto, soprattutto facesse il suo dovere.


Al Sindaco medico: l’aver depositato un parere negativo non la esonera dal dovere di richiamare ufficialmente e pubblicamente la ASL ai propri doveri. Lei sa benissimo che senza un parere della ASL, l’agenzia deputata alla verifica dell’impatto sulla salute degli inquinanti, il suo parere rischierebbe di essere nullo, e non vorremmo che tutto questo sia stato solo un gioco delle parti per scrollarsi di dosso parte delle responsabilità politiche e amministrative sulla presenza di due inceneritori, conscio che tanto in Regione, e quindi la ASL, la posizione sarebbe stata quella di autorizzare l’impianto. Anche questa è competenza del primo responsabile della salute pubblica di un Comune. 


Ovviamente in quei giorni ci saranno iniziative e mobilitazioni


today lunedì 9 gennaio 2017
Comunicato Stampa 8 Dicembre 2016

Indagati in Terni Biomassa per violazioni ambientali. Ora immediato rigetto della richiesta di autorizzazione Integrata Ambientale


E’ evidente ormai che la vicenda inceneritori rappresenta una ipoteca in termini ambientali, sanitari e di legalità. E pensare che la Tozzi holding ha solo tre anni di presenza nella nostra città, da quando nel 2013 acquisì l’inceneritore ex Printer. Tre anni in cui ci sono state decine di manifestazioni, anni in cui la materia ambientale e quella degli inceneritori è stata tra i primi punti nell’agenda politica e nella campagna elettorale del 2014. Insomma, la tanta attenzione pubblica ma anche i continui accessi agli atti amministrativi non hanno impedito alla Terni Biomassa di compiere fino a trenta violazioni in materia ambientale. Evidentemente convinti che nessuno avrebbe controllato. Il sospetto, come da noi denunciato a proposito di un conflitto di interessi di Arpa e uno studio di progettazione che segue Terni Biomassa, forse non era così peregrino.

 

Ora alla Regione spetta il facile compito di rigettare la richiesta di Autorizzazione Integrata Ambientale che Terni Biomassa ha depositato ormai nel 2014. Va rigettata perché le violazioni riscontrate restituiscono una precisa volontà di contravvenire le prescrizioni rilasciate dalle amministrazioni e agenzie competenti e questo dimostra l’attitudine “proprietaria” con cui questi signori trattano il nostro territorio già sottoposto a livelli alti di contaminazione delle matrici aria, acqua, suolo. Insomma, l’impianto risponderà anche ai criteri di legge, questo è ciò che diranno in Regione, e quindi non si può non autorizzare, ma la politica deve assumersi la responsabilità di un atto chiaro e definitivo. 


Si sta lentamente materializzando un quadro che conferma i tanti sospetti attorno alla “inverificabilità”di ciò che viene stoccato e bruciato negli inceneritori. Questa vicenda di Terni Biomassa, fa il paio con l’altra che riguarda il pulper prodotto come scarto dalle cartiere lucchesi e che conteneva idrocarburi oltre il limite di legge e che sarebbe stato bruciato anche nell’inceneritore di ACEA. Insomma, non ci sono inceneritori buoni e inceneritori cattivi.


today giovedì 8 dicembre 2016